Roma, 8 nov — Le immagini hanno fatto il giro di giornali cartacei e quotidiani online, prese di peso da un video che è stato girato domenica nello stadio di San Siro, durante il derby Milan-Inter: si tratta dell’accesa lite — rigorosamente a distanza — tra Matteo Salvini e il rapper di origini tunisine Ghali: tra gestacci, insulti e grida, si vede anche il direttore generale ed ex giocatore del Milan Paolo Maldini adoperarsi per riportare la calma, invitando gli steward a intervenire per placare gli animi, mentre il rapper Ghali, col volto parzialmente coperto da un berretto, viene trattenuto a forza da un vicino di posto.



In realtà, come viene ricostruito vedendo l’intero video, le cose sembrerebbero molto diverse da una lite calcistica e Salvini sarebbe semplicemente l’oggetto delle intemperanze del rapper. Il motivo? La posizione di Salvini in tema di immigrazione. peccato che Salvini non è più ministro dell’Interno da due anni e la Lamorgese stende il tappeto rosso a qualsiasi allogeno decida di mettere piede entro i nostri confini… Le canne fanno male.

Ghali vs Salvini, la Lega risponde

Durissimo il comunicato diffuso dalla Lega, per spiegare la versione del Senatore Salvini che era allo stadio col figlio. «Matteo Salvini è stato aggredito verbalmente da Ghali durante il primo tempo di Milan-Inter di ieri sera. Il leader della Lega era in tribuna con il figlio, e subito dopo il gol del pareggio gli si è avvicinato il rapper in evidente stato di agitazione. Ghali ha urlato una serie di insulti e di accuse farneticanti a proposito dell’immigrazione — cercando di filmarsi col cellulare — ed è stato subito allontanato, tra lo sconcerto degli altri spettatori. La società rossonera si è scusata con Salvini, che sul momento non aveva riconosciuto Ghali né aveva compreso i motivi della sua alterazione».

Un comodo ritorno pubblicitario

Il comportamento di Ghali è tutto «politico», se vogliamo scomodare questa parola per il rapper in questione. D’altronde Ghali aveva già in passato polemizzato in maniera estremamente dura con Salvini, persino in un brano nel quale si poteva sentire: «Salvini dice che chi è arrivato col gommon’ / Non può stare .it, ma stare .com». Quasi in maniera profetica, peraltro, c’era anche un inciso ambientato allo stadio, nel quale Ghali non trovava di meglio che dare del fascista a Salvini: «Alla partita del Milan ero in tribuna con gente / C’era un politico fascista che annusava l’ambiente». Il «capitano» all’epoca aveva prontamente replicato su Twitter: «Mi insulta ma la sua musica non mi dispiace, è grave?». D’altronde, per il rapper testimonial di McDonald’s comportarsi in quel modo, sapendo di non correre rischi di conseguenze di alcun genere, è senza dubbio un comodo ritorno pubblicitario.

 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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