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La famiglia Obama a passeggio lungo le vie storiche del centro di Avana

Avana, 21 mar – E’ il primo presidente Usa dopo 88 anni a visitare Cuba. Obama, accompagnato dalla first Lady Michelle e dalle due figlie Malia e Sasha, è giunto a bordo dell’Air Force One dove ad attenderlo, sotto una pioggia incessante, c’era il ministro degli Esteri cubano, Bruno Eduardo Rodríguez Parrilla, con una rosa bianca per Michelle e due rose rosa per Malia e Sasha. Gli Obama sono poi saliti a bordo della limousine presidenziale. Non c’era invece il presidente cubano Raul Castro, che spesso accoglie gli ospiti internazionali più importanti. Appare evidente che il governo cubano non abbia, almeno in questa prima fase, voluto dare eccessiva risonanza all’evento, nonostante le strade della capitale siano tutte tappezzate di manifesti con i volti dei due presidenti. Obama e Raul Castro comunque s’incontreranno, come da agenda, quest’oggi. Non è invece previsto alcun colloquio con l’ex leader maximo Fidel.



Un programma fitto di impegni la tre giorni del presidente statunitense, che segna il definitivo disgelo tra Washington e l’Avana, iniziato con l’annuncio, 15 mesi fa, della ripresa dei rapporti diplomatici. Obama parlerà anche a una platea di imprenditori. Il giorno dopo l’inquilino della Casa Bianca terrà uno storico discorso ai cubani che verrà trasmesso dalla tv di Stato. “Sarà un discorso ai cubani, inclusi i cubani americani” ha chiarito il viceconsigliere per la sicurezza, Ben Rhodes. E’ previsto anche un incontro con i dissidenti ma non mancheranno momenti di svago come la partecipazione allo storico match di baseball tra i Tampa Bay Rays (squadra della Florida) e la nazionale cubana. Venerdì 25, invece, è previsto il concerto gratuito dei Rolling Stones che stando alle stime raccoglierà alla Ciudad Deportiva dell’Avana, almeno mezzo milione di persone.

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Per la prima volta dopo più di mezzo secolo di isolamento, Cuba vivrà due eventi che la porranno al centro delle attenzioni mediatiche mondiali. La questione cubana ha proprio nelle ultime settimane tenuto banco in seno al dibattito politico per le presidenziali del 2016. L’ala neocon, rappresentata dall’ormai ex candidato Marco Rubio, si è detta risolutamente contraria ad un’apertura verso Cuba. Ambigua la posizione assunta da Hillary Clinton. L’ex first lady ha costantemente mantenuto un approccio piuttosto aggressivo verso gli storici nemici degli Stati Uniti. Ma soprattutto sulla questione dell’embargo cubano non ha mai mantenuto una posizione chiara e lineare. Mentre appaiono decisamente più favorevoli al disgelo Bernie Sanders e Donald Trump. Il primo si è detto favorevole ad una rimozione dell’embargo, asserendo che soltanto così si potranno creare le condizioni concrete per una democratizzazione del paese. Ha poi sostenuto la necessità di riconoscere quanto di buono l’isola avrebbe prodotto, a partire dal suo sistema sanitario. Trump, dal canto suo, come per la questione israeliana, avanza anche qui l’ipotesi di un accordo, respingendo al momento ogni approccio muscolare e bellicistico.

Chissà cosa passerà per la testa in queste ore a Fidel Castro. Il nemico è in casa e si presenta, come prassi, affabile e amichevole. Dietro l’ottima parvenza si cela l’inganno. Cuba fa gola a numerosi investitori a stelle e strisce che avrebbero già pronti i progetti per trasformare l’isola caraibica in un immenso resort turistico. Ma Fidel non dimentica. E a dispetto dei problemi di salute e dei quasi novant’anni, resta sempre lucido e pronto a colpire: “Gli Stati Uniti sono debitori nei nostri confronti di indennizzi pari a molti milioni di dollari a causa dei danni provocati dalle politiche di embargo di Washington verso Cuba“. No, Obama non potrà mai incontrare Fidel Castro.

Giuseppe Maneggio

 

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