Damasco, 22 ott – Giornata cruciale nell’ambito dell’aggressione turca nel nord-est della Siria. Oggi intorno alle 20.30 italiane scadrà infatti il cessate il fuoco, la tregua di 120 ore, tra l’esercito di Ankara e le forze curde. Recep Tayyp Erdogan non è riuscito ancora a costruire la “zona di sicurezza” di 32 chilometri oltre il suo confine con la Siria prevista dal suo piano iniziale e concordata con gli Stati Uniti. Al momento il sultano deve “accontentarsi” del controllo di un’area più limitata, pari a circa 1500 km quadrati (meno della metà rispetto ai piani).

Gli alleati di Erdogan controllano Ras al Ayn

Nonostante il ministero della Difesa turco abbia accusato i curdi di aver  “violato 36 volte la tregua”, le milizie curde hanno abbandonato Ras al Ayn lasciando il posto ad un convoglio del Free Syrian Army (alleati dei turchi). In questo modo Erdogan controlla attualmente una zona che a ovest inizia da Tel Abyad e ad est termina nei pressi di Ras al Ayn, mentre a Qamishli sono presenti le truppe dell’esercito arabo siriano di Damasco. La presenza delle forze di Assad ha per ora costretto un convoglio del Free Syrian Army a rimanere oltre il confine, nella città turca di Nusabyn (che dista pochi chilometri da Qamishli).

Decisivo l’incontro di Erdogan con Putin

Per capire se e come verrà rispettata la “safe zone” concordata tra Ankara e Washington giovedì scorso, sarà cruciale l’incontro che si terrà oggi a Sochi tra Erdogan e Putin, poche ore prima della scadenza del cessate il fuoco. Dopo il ritiro Usa (nonostante 200 soldati americani siano rimasti a difesa di alcuni pozzi petroliferi), il presidente russo è diventato il vero arbitro della partita siriana. “Gran parte delle 120 ore di tregua sono ormai trascorse, domani andremo a Sochi e con Putin parleremo di quanto sta avvenendo e discuteremo dei prossimi passi da compiere”, aveva detto ieri Erdogan.

Assad non resta a guardare

Passi da compiere con prudenza, visti i numerosi attori in campo, tra cui l’esercito di Assad che controlla molte città al confine tra il “Rojava” e la Turchia. Sempre ieri il sultano era tornato ad attaccare l’Occidente: “Riuscite a crederci?”, aveva chiesto retoricamente alla folla che lo ascoltava durante un comizio ad Istanbul, “tutto l’Occidente si è schierato dalla parte dei terroristi, ci attaccano tutti insieme. Tra loro ci sono i paesi della Nato e i paesi dell’Unione Europea. Tutti”. Al di là della propaganda del sultano, le prossime ore saranno cruciali per capire l’evoluzione della crisi generata dall’invasione turca del nord-est della Siria.

Davide Di Stefano

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