Ragusa, 22 ott – Quattro scafisti sono stati fermati dalla polizia di Stato dopo lo sbarco del 17 ottobre di 164 immigrati a Pozzallo. Si tratta di tre algerini e un tunisino di età compresa tra i 28 e i 35 anni. Secondo i testimoni sono loro che hanno condotto l’imbarcazione, partita dalle coste libiche. I migranti sono dapprima sbarcati a Lampedusa tra il 12 e il 16 ottobre, ma subito dopo sono stati trasferiti nell’hotspot di Pozzallo. Il tunisino è accusato di avere condotto una barca in legno con oltre 100 immigrati a bordo; i tre algerini un’altra barca in legno con circa 60 persone a bordo. Sono state raccolte le dichiarazioni dei passeggeri che hanno individuato gli scafisti che fino a poco prima della partenza erano in contatto telefonico con i complici in Libia.
I testimoni hanno raccontato di aver pagato circa mille euro a testa per la traversata e descritto con molta precisione il ruolo degli scafisti anche nei rapporti con i complici in Libia avendo ascoltato diverse telefonate tra loro.

Le accuse

I quattro sono accusati favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’accusa è aggravata da una serie di fattori: dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di tre persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per averle sottoposte a trattamento inumano e degradante.

Il problema è che – come è già capitato – questi trafficanti di esseri umani spesso vengono sbarcati da noi dalle navi Ong che li prelevano nel Mediterraneo. E ora, con i porti spalancati dal governo giallofucsia, il rischio è esponenzialmente più alto.

Adolfo Spezzaferro

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