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Roma, 2 apr – Che differenza c’è tra l’inglese oil, inteso come olio da cucina, e l’oil inteso come petrolio? Enorme, eppure in qualche modo gli Stati Uniti sono riusciti nell’impresa di confonderli. Non letteralmente, perché in realtà nella storia che stiamo per raccontarvi l’equivoco non è su questo termine, ma in qualche modo si può azzardare un ironico collegamento. E’ la storia di Alessandro Bazzoni, ristoratore italiano e proprietario del locale ‘Dolce gusto’ di Verona. A causa di un clamoroso errore è finito in una black list americana, accusato di essere in qualche modo legato a una rete che cercava di eludere le sanzioni imposte da Washington al settore petrolifero del Venezuela.



Come il ristorante italiano nella black lista Usa (per errore)

Tutto ha inizio lo scorso 16 gennaio, quando Donald Trump era ancora presidente degli Stati Uniti e l’amministrazione americana inserì questo ristoratore italiano in una lista nera. Già nel 2019 Trump aveva sanzionato la compagnia petrolifera “Petroleos de Venezuela”, nel vano tentativo di costringere Nicolas Maduro alle dimissioni. Bazzoni è stato così sanzionato, per un imbarazzante errore del Tesoro Usa. In realtà si tratta di un caso di omonimia e il ristoratore veronese non c’entra un fico secco con il petrolio venezuelano. Per riconoscerlo, l’errore, gli Usa hanno però impiegato però ben due mesi, rimuovendo alla fine le sanzioni alla ditta di Alessandro Bazzoni. Oltre a quelle inflitte, evidentemente sempre per sbaglio, a una società di progettazione grafica di Porto Torres.  “Hanno risolto il problema. Non dovrei essere più coinvolto”, ha dichiarato Bazzoni alla Reuters. “È stato un errore … per fortuna tutto si è risolto in un paio di mesi“.

Sanzioni imbarazzanti

“Alla fine l’amministrazione Trump si stava muovendo molto, molto in fretta con le accuse a Venezuela, Iran e Cina”, dice alla Cnbc Tim O’Toole, specialista in sanzioni Usa presso lo studio legale Miller & Chevalier. “Quando ti muovi così velocemente, tendi a commettere errori”, sottolinea. “Spesso chi viene preso di mira è del tutto innocente, ma l’impatto sulla sua attività può essere devastante. Possono volerci mesi per risolverlo, con grandi spese”, fa notare alla Bbc Nicholas Turner, avvocato di Steptoe & Johnson a Hong Kong. “Ci aspettiamo che il governo degli Stati Uniti abbia accesso a informazioni di qualità superiore, ma non è sempre così”. Questo perché, spiega Turner, “a volte, il governo utilizza informazioni che chiunque può trovare online. Se tali informazioni non sono state adeguatamente verificate, è facile che si verifichino degli errori”. Andiamo benone alla Casa Bianca.

Eugenio Palazzini



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1 commento

  1. Ennesima prova dell’arroganza e del pressapochismo yankee e dello zerbinaggio totale ed incondizionato del sistema bancario occidentale allineato. Oltre agli algoritmi, ai questionari del cazzo, alle paranoie del fisco, ai documenti scaduti, se uno stronzo di Washington fischia ognuno di noi rischia di avere bloccato il suo conto italiota.

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