Roma, 5 dic — Emergono nuovi particolari a rendere ancora più inquietante la vicenda della morte del dottorando Davide Giri, ucciso a New York da un afroamericano appartenente a una gang cittadina: l’assassino, Vincent Pinkney — già gravato da una serie cospicua di precedenti penali e in libertà vigilata nonostante abbia solo 25 anni — aveva tentato di assassinare un altro studente italiano. Si tratta di Roberto Malaspina, ricercatore perugino di 27 anni, un dottorato di ricerca a Milano, e che si trova a New York per studiare alla Columbia nell’ambito della sua attività di ricerca accademica.

L’assassino di David Giri ha accoltellato un altro ragazzo

Malaspina racconta della brutale aggressione sferrata da Pinkney, alcuni istanti dopo l’omicidio di Davide Giri. «Ero fuori da un locale con un amico. Siamo usciti, erano le undici. Tornavamo verso casa. Quello sconosciuto mi ha sorpreso e colpito alle spalle. Cinque, sei colpi. Io mi sono difeso con i piedi». Una volta ferito al fianco destro, è stato soccorso e trasportato al Mount Sinai Morningside. «Condizioni stabili. Molto poco gravi, al momento. Tra un paio di giorni mi dimetteranno, sono stato decisamente fortunato», ha avuto modo di dichiarare lui stesso.

Agghiacciante il racconto sulla dinamica dell’aggressione, da cui emergono l’assoluta gratuità della stessa e la ferocia dell’accoltellatore. Pinkney, in sostanza, ha ripetuto il copione messo in atto con l’aggressione di David Giri. «Mi ha colpito senza dire nulla, nel più completo silenzio. Non abbiamo avuto alcun tipo di dialogo. Ha cercato di ferirmi il più possibile, in maniera molto veloce. Sembrava un raptus. Inizialmente, non mi sono reso conto del taglio, forse per l’adrenalina. Ha cercato di colpirmi da sopra. Sono riuscito a respingerlo un minimo con i piedi, ma è riuscito a ferirmi», spiega Malaspina. «Non so in quale momento, ma ho tre tagli abbastanza importanti sulla schiena. Poi è andato via da solo. Io ho urlato, chiedendo aiuto, e lui ha iniziato a correre. Si sono fermate alcune persone che mi hanno aiutato, chiamando ambulanza e polizia».

Paura di morire

Il ricercatore confessa poi la forte paura di morire durante e dopo l’aggressione. «All’inizio in ospedale non era chiarissimo. Mi hanno detto che la ferita principale era importante e che avevo perso molto sangue. Quindi un momento di dubbio c’è stato. Dal punto di vista psicologico è stato un momento abbastanza pesante», ha dichiarato. Malaspina ha poi parlato della morte di Giri, «all’ospedale mi hanno detto che c’era stata un’altra aggressione a uno studente italiano, mi ha sconvolto. Solo stamattina (sabato mattina, ndr) ho saputo dell’esito tragico, una cosa terrificante». Per concludere sulla matrice secondo lui non xenofoba delle aggressioni, «non ci ha aggredito perché italiani, è stato puro caso. Non poteva saperlo. Penso sia stato un raptus, di una persona che suppongo abbia problemi psichiatrici. Non credo che la nazionalità fosse il movente». Sarà, ma resta il fatto che una persona gravata da precedenti penali così gravi sia stata lasciata libera, nella progressista New York, di spadroneggiare e di continuare a mietere vittime.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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