Roma, 5 dic – A volte tuffarsi nell’arte rappresenta un’evasione. In questo periodo, difficile e rabbioso, emergere a respirare può servire. A 100 anni dal milite ignoto, l’Italia e la sua Unità, per cui si è combattuto a lungo, devono essere riscoperti. Per apprezzare ancora di più lo sforzo che i nostri antenati hanno sostenuto per la creazione del Bel Paese. Garibaldi, Crispi, Cavour, figure di spicco nel Risorgimento, ma anche nell’ambiente artistico scaturisce il desiderio di un paese unito. Come il caso di Francesco Hayez. Nato a Venezia alla fine del XVIII secolo, abbandona ben presto la tecnica neoclassica (in cui i sentimenti erano preclusi), adottando lo stile prettamente romantico. Anzi, con Hayez nascerà il cosiddetto “romanticismo storico”.

Il significato patriottico celato ne “Il bacio” di Hayez

Di sicuro “Il bacio” è l’opera più famosa dell’artista. A vederlo (e leggendone anche il titolo) il dipinto ci appare come una celebrazione di un giovane amore. In quanti sanno che in esso risiede tutto il senso dell’unità nazionale? In realtà ne esistono tre riproduzioni, realizzate in tre anni distinti e – sopratutto – celebri storicamente. L’opera vide la luce per la prima volta nel 1859: siamo nel mezzo della seconda guerra d’indipendenza, famosa per le battaglie di San Martino, Solferino e Magenta. È la guerra del Regno di Sardegna di Cavour e della Francia di Napoleone III, sostenuta inoltre, forse un po’ in sordina, dalla Prussia e futuro secondo Reich, di cui era cancelliere Otto Von Bismarck.

Tornando a noi, analizziamo la malinconica scena rappresentata nella prima versione ci appare, appunto, un bacio d’addio tra due giovani amanti, in cui il viso della ragazza in veste medioevale (che richiama la tristezza del momento) è stretto saldamente dal giovane, che ha un comportamento titubante. Il ragazzo sembra essere diviso in due: le mani, il busto e la testa sembrano non voler lasciare andare la sua amata, ma il corpo si ribella, sa che deve lasciarla. Difatti una gamba è sollevata sullo scalino.

Ma perché ha così fretta? Si potrebbe pensare ad un amore clandestino, come quello riprodotto dallo stesso artista ne “L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta”. In realtà, se scrutiamo con attenzione, noteremo un’ombra nell’angolo sinistro: è un’ombra umana, che sembra avvicinarsi loscamente. E possiamo notare un altro dettaglio: il giovane amante ha un pugnale alla cintura, il cui pomolo preme leggermente sul fianco della fanciulla.

Ecco come l’anno 1859 sembra completare il senso dell’opera: un patriota italiano, che combatte per unificare la nazione, deve dare l’addio alla bella amata, per non essere catturato dall’austriaco che sopraggiunge. Ossia ancora: il desiderio di Unità dice alla futura Italia di aspettare ancora un po’ per diventare tale – per questo è malinconica – poiché il nemico austriaco tende ancora. Interessanti sono gli abiti del ragazzo: il mantello avvolgente e il cappello piumato, entrambi di un marroncino terra, sembrano anticipare le classiche uniforme degli alpini, corpo che verra fondato solamente nel 1872.

Ad Italia fatta cambiano i colori dell’opera

Francesco Hayez crea, nel 1861 una seconda versione della tela. Nonostante l’ombra del pericolo austriaco sia ancora presente (mancavano ancora alcuni territori all’appello della neonata Italia, come il Veneto), c’è il sentimento di opera compiuta. Il celeste del delicato vestito è sostituito dalla purezza del bianco, ad indicare la personificazione dell’Italia in una vergine casta. Non è tutto: il bianco dell’abito in unione con la calzamaglia rossa del giovane e del verde, ancora più evidente, della maglia formano l’amato tricolore.

Nell’ultima versione, eseguita nel 1872 per l’esposizione universale, ritroviamo gli stessi colori della prima pittura. Tuttavia noteremo un panno bianco gettato a terra, sugli scalini: il tricolore italiano (bianco del panno, verde della maglia e rosso delle brache) è unito al tricolore francese (lo stesso bianco, lo stesso rosso e il blu del vestito), a ricordare l’alleato durante l’unificazione.

Non solo “Il bacio

Dieci anni prima dell’Unità, Hayez compose “La meditazione”, bellissimo dipinto raffigurante una ragazza mora dallo sguardo leggermente abbassato e astuto, calcolatore. La giovane ha un seno scoperto, che è il classico modo per indicare la personificazione della libertà, come insegna la tela antecedente “La libertà che guida il popolo”, di Delacroix. Perché? Certo siamo ancora in tempi incompleti per collegarla all’Italia. Tanto è vero che qualche anno prima, nel 1848, si sono svolti i moti rivoluzionari, tra cui le famose Cinque Giornate di Milano. Ecco spiegato il ruolo della Libertà.

Notiamo che la fanciulla tiene stretti due oggetti tra le mani: un crocifisso e un libro. Strizzando gli occhi, riusciamo a leggere le due incisioni sul dorso dello scritto: “Storia d’Italia”, che racchiude tutto il desiderio di un paese unito e “18.19.20.21.22 marzo/1848”, ovvero le cinque giornate sopracitate. Il titolo, la posa e soprattutto lo sguardo attento e osservatore della bella ragazza sembrano suggerire pazienza, ancora un po’ di attesa, affinché gli italiani siano riuniti sotto un’unica bandiera. Riscoprire la storia del Paese, delle sofferenze, le battaglie a denti stretti per una nazione: la nostra.

Alberto Emilio Pasini

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