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Roma, 7 gen – Una serie animata per bambini da 4 a 8 anni che ha per protagonista un omino con un pene lunghissimo e dotato di vita propria. Poteva succedere ovunque, e invece è successo nella tollerante, aperta e progressista Danimarca, da sempre all’avanguardia quando si tratta di esporre precocemente i bambini al tema della sessualità. Basti pensare al programma Ultra strip down, andato in onda su una rete nazionale dove cinque adulti, completamente nudi di fronte a un pubblico di bambini, rispondono alle domande dei piccoli su una serie di argomenti riguardanti il proprio aspetto fisico, compresi i propri genitali.

La avventure di John “Pene lunghissimo”

La serie animata è stata trasmessa sabato 2 gennaio su DR, la radiotelevisione pubblica danese. Racconta le peripezie di John Dillermand (letteralmente uomo-pene in danese), dotato, come detto, di un pene lunghissimo con il quale compie le azioni di tutti i giorni. L’ingombrante appendice spesso sfugge al controllo dell’omino, mettendolo nei guai, che lo stesso pene – a strisce bianche e rosse, come il vestito di Dillermand – risolve alla fine delle puntate.

Le femministe insorgono

Tutto bene? No, chiaramente. Secondo quanto riportato dal Guardian, infatti, la messa in onda del programma avrebbe spaccato l’opinione pubblica in due: tra chi avrebbe plaudito all’iniziativa di ampio respiro progressista, e chi no. E qui entra in scena il cortocircuito. I sostenitori del «no» più deciso non sarebbero, infatti, arcigni conservatori… ma le femministe, orripilate dagli echi patriarcali del lunghissimo pene di John Dillermand.  

John Dillermand non diverte le femministe 

E’ «davvero questo il messaggio che vogliamo inviare ai bambini mentre siamo nel mezzo dell’enorme ondata del #MeToo»?, si chiede l’autrice danese Anne Lise Marstrand-Jørgensen. Le ha fatto eco Christian Groes, docente esperto di studi di genere all’Università Roskilde, che ha spiega come la «celebrazione smisurata del potere dei genitali maschili» promuove «l’idea standard di una società patriarcale» e «normalizzare una cultura da spogliatoio, che è stata utilizzata per giustificare molti cattivi comportamenti da parte degli uomini. Dovrebbe essere divertente, quindi è visto come qualcosa di innocuo. Ma non lo è».

C’è chi non è d’accordo

Non la pensa così Erla Heinesen Højsted, psicologa: «John Dillermand parla ai bambini, condivide il loro modo di pensare. E i bambini trovano i genitali divertenti. La serie raffigura un uomo impulsivo, che non mantiene sempre il controllo, che commette errori, come fanno i bambini. Ma soprattutto, Dillermand fa sempre la cosa giusta. Si assume la responsabilità delle proprie azioni. Quando una donna gli dice che dovrebbe tenere il pene nei pantaloni, per esempio, lui la ascolta. È carino, è responsabile». Inoltre «questo non è assolutamente uno spettacolo sul sesso», ha detto.

Insomma, siamo in una dimensione parallela dove le femministe impazziscono per l’animazione di un pene lunghissimo e altri la difendono sostenendo che «è carino, responsabile».

Dopo il pene lunghissimo, la vulva indisciplinata

In tutto questo arriva la giornalista Majbritt Maria Lundgaard che sottolinea come il problema stia nella mancanza di inclusività: perché – tenetevi forte – manca il personaggio di una donna-vulva che «con le sue grandi labbra avrebbe potuto, ad esempio, spegnere un enorme incendio». L’immaginazione galoppa. «Divertiamoci anche con i genitali della donna», avrebbe chiosato. L’emittente televisiva ha replicato che – perché no! – si potrebbe pensare ad una successiva serie animata «su una donna senza controllo sulla propria vagina» (e qui per finezza evitiamo di commentare). La serie, fa sapere Morten Skov Hansen, dirigente del canale, continuerà a essere trasmessa.

Cristina Gauri

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