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Mosca, 14 gen – Non solo nell’ultimo remake di Suspiria (adesso nelle sale cinematografiche) si assiste all’horror a passo di danza. Grazie a Sergei Polunin, il più giovane ballerino russo del Royal Ballet – la cui prestigiosa porta sbatté in faccia a molte polverose prime donne -, un brivido scorre lungo la schiena dei soliti benpensanti.

La colpa di Polunin – oltre a sfoggiare un tatuaggio di Putin sul petto e ben due ruote solari sull’addome – , è un post sul suo profilo Instagram, in cui esorta i colleghi ad essere virili, guerrieri, leader della famiglia e a smetterla di fare le femminucce, rubando la scena alle già esistenti e numerose ballerine. “Smettetela di essere deboli, siate guerrieri”, parole che sono state definite omofobe e sessiste e che gli hanno valso l’espulsione dall’Opera di Parigi e da quella di Roma.

Il mondo del pensiero unico e del politicamente corretto non ammette deviazioni dalla norma, ed è paradossale che proprio in un ambiente (quello della danza classica) in cui l’omosessualità sia praticamente un dato di fatto, un ballerino non possa incitare i colleghi non a cambiare orientamento sessuale, ma a essere forti, virili, guerrieri.

Chi ha mai deciso, infatti, che un omosessuale non possa avere in sé alcune di queste caratteristiche? Chi ha stabilito che c’è spazio solo per gli effemminati, i deboli, i fiacchi? Il problema non giace, a quanto pare, nelle preferenze sessuali di ognuno di noi, ma nel solo modo consentito in cui esse debbano essere vissute e rappresentate: ovvero in quello isterico e colorato del gay pride, portavoce di un’unica via tollerabile di esprimere ciò che siamo. Guai ad essere, ad esempio, omosessuale e a covare preferenze politiche di “destra”, come avviene in molti paesi del nord Europa. Guai a far parte di un mondo, come quello dello spettacolo, e a divergere dal modello accettato e lecito, del radical chic col dito sempre puntato sui maleducati del sistema.

Chiara Del Fiacco

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