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Roma, 12 mag. – Scintille tra ong e guardia costiera libica, o meglio duello in mare. A essere coinvolta la nave dell’organizzazione tedesca “Sea Watch”, accusata di aver ostacolato un’operazione di salvataggio di migranti condotta dalla sua Guardia costiera al largo della Libia. Secondo quanto fanno sapere i libici la nave della ong ha cercato di impedire l’intervento di una motovedetta libica minacciando uno speronamento. Sea Watch però sostiene il contrario e dice che sia stata la Guardia Costiera a effettuare una manovra che ha rischiato di farla affondare. Differenti anche le dichiarazioni sulla distanza dalla costa della nave con a bordo i profughi: Sea Watch dice che erano a 19 miglia e la Libia dice le miglia erano solo 11.



E che ci sia una guerra in corso lo confermano anche dalla sala operativa della Guardia Costiera libica. In un’intervista rilasciata a quotidiano.net, il colonnello Messaoud Ibrahim Abdesamad afferma che il Paese è in guerra con gli scafisti. L’ultimo casus belli risale alla notte di mercoledì, quando nel Mediterraneo si è rischiato un altro naufragio. Su un barcone di legno c’erano 493 persone: 277 marocchini, 145 bengalesi, 23 tunisini e poi siriani, maliani, sudanesi, nigeriani. C’erano anche 20 donne e un bambino. La Guardia Costiera afferma che Sea Watch via radio ha chiesto che i migranti venissero affidati a loro. Sea Watch, invece, in un’intervista pubblicata sul sito formiche.net ha dichiarato che dal MRCC (Maritime Rescue Coordination Centre) “ci hanno detto che le navi militari libiche hanno il comando, quindi siamo tornati indietro con le scialuppe e siamo rimasti a guardare cosa avrebbero fatto. Il nostro capitano ha provato a chiamarli sul canale 16, che è il canale di emergenza in mare e deve sempre essere ascoltato, ma non hanno risposto: in un attimo hanno caricato quelle persone sulla loro nave e sono andati via”. 

Che le ong reclamino i profughi lo conferma il colonnello Abdesamad. Alla domanda “Avete sospetti di compromissione tra Ong e scafisti?” risponde: “No, non c’è evidenza di compromissione con gli scafisti. Semplicemente le Ong sono determinate a portare in Italia quanti più migranti possibile, gli scafisti lo sanno e se ne approfittano”. E ribadendo che quella contro gli scafisti per i libici è una guerra vera e propria, spiega perché le ong dovrebbero restare fuori. Perché tenendo le loro navi sulla linea delle 20 miglia, tanto che spesso dalle colline libiche è possibile scorgere le loro luci, le ong fanno il gioco degli scafisti che convincono i migranti a partire su carrette del mare stracolme perché dovranno fare solo qualche ora di viaggio. Abdesaram vuole ricordare quanto è successo lo scorso 4 aprile, quando una motovedetta della guardia Costiera ha incrociato un gommone di scafisti e gli ha intimato di fermarsi: “Loro avevano kalashnikov e Rpg e ci hanno sparato addosso”.

Sea Watch, da parte sua, afferma: “Noi vogliamo assolutamente collaborare con i militari libici, ma non è questa la collaborazione che ci aspettiamo. Non sappiamo chi siano né quali siano le loro intenzioni”. Sea Watch, infatti, afferma di non sapere se questi militari siano guardie costiere della zona controllata dal governo di al-Sarraj o di Khalifa Haftar: “le loro navi hanno semplicemente una bandiera libica. Quel che sappiamo è che non rispondono alle nostre chiamate radio, non seguono le regole delle operazioni in mare, le poche volte che ci hanno chiamato lo hanno fatto in modo molto poco professionale, e l’altra sera hanno quasi affondato la nostra e la loro nave”. E solleva un altro dubbio: “Non credo che si trattasse di un incidente, avevano un reporter tedesco a bordo e sapevano che l’episodio sarebbe finito su tutti i notiziari. Queste cose le andremo a chiedere a una corte investigativa indipendente, perché vogliamo sapere da chi prendono ordini. Vogliamo soprattutto capire come funziona la catena di comando dell’UE. Se fosse l’UE a chiedere alle guardie libiche di riprenderli e portarli indietro sarebbe uno scandalo”.

 

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