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Siria, se l’ “opposizione” si riunisce in Arabia Saudita..

by Roberto Derta
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Re Salman dell’Arabia Saudita

Damasco, 11 dic – Lo stato maggiore dell’opposizione al governo di Bashar al Assad è riunito a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, per discussioni riguardo ai colloqui di pace che potrebbe a breve cominciare con l’esecutivo siriano.

I leader dei vari e frammentati gruppi sono riusciti a raggiungere un’intesa “di principio” sui negoziati prossimi venturi. Fra i punti che saranno messi all’ordine del giorno spicca soprattutto che “Assad ed i suoi collaboratori debbano lasciare il potere con l’inizio del periodo di transizione” post cessate il fuoco, si legge nel comunicato congiunto stilato dagli oltre cento rappresentanti intervenuti.

Fra questi anche esponenti dei gruppi Al Quds al Arabi e Ahrar al Sham, che a metà incontro avevano lasciato il tavolo in quanto non d’accordo sull’impostazione “laica” ed “inclusiva” di tutte le forze civili e religiose che i sedicenti ribelli vorrebbero per la nuova Siria. Si tratta infatti di due gruppi a profonda connotazione islamista e che fanno scendere più di qualche ombra sulla eterogenea composizione delle forze avverse ad Assad. D’altronde, non si capisce come l’opposizione possa parlare di laicità, dato che la Repubblica Araba di Siria già tutela fortemente (e comunque decisamente meglio di moltissimi suoi vicini) tutte le confessioni presenti nello Stato, come dimostra la presenza storicamente protetta delle minoranze religiose. Al contrario, episodi di pura intolleranza si sono verificati proprio nelle zone controllate dalle milizie ostili al governo, incapaci di garantire una qualsiasi forma di ordine vista la presenza, al loro interno, anche e soprattutto di elementi fondamentalisti.

Ciò che invece non sorprende è il ruolo giocato dall’Arabia Saudita. Già dall’inizio della crisi la presenza di Riyad era un “non detto”, un sospetto ma per molti quasi una certezza. Casa Saud, forte della protezione internazionale di cui gode, non ha apprezzato le ultime mosse dell’Iran sciita e quindi non poteva che guardare con favore all’emergere di schieramenti sunniti (al cui interno si colloca anche il wahabbismo dei regnanti sauditi) capaci di fare in qualche modo da “argine” alle pretese iraniane. Da qui al sostegno esplicito all’Isis et similia il passaggio non è immediato, ma il fatto di ospitare in casa propria il più che ambiguo schieramento dell’opposizione alla Siria di Assad fa cadere la maschera che finora Re Salman e gli altri della dinastia avevano indossato con noncuranza.

Roberto Derta

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