Roma, 22 nov – Astuto mediatore nel conflitto tra Ucraina e Russia, portatore di guerra in Siria e in Iraq. Il ‘sultano’ Erdogan ha annunciato oggi ciò che la Turchia prepara da tempo: l’invasione dei territori siriani e iracheni controllati dai curdi. Un’operazione militare di terra, denominata ‘Spada-Artiglio’, che stando alle parole del leader turco inizierà “presto, se Dio vuole”. Prima dell’intervento boots on the ground, l’esercito di Ankara continuerà a colpire con attacchi aerei “tramite l’aviazione e i nostri droni” contro “i terroristi”, ha precisato Erdogan. Con il termine “terroristi”, il presidente turco si riferisce alla gran parte dei gruppi curdi, in particolare al Pkk e alle organizzazioni che sostiene siano ad esso legate. Senza usare mezzi termini, Erdogan ha fatto sapere che “se Dio vuole li elimineremo presto (i terroristi, ndr) con i nostri soldati, i nostri cannoni e i nostri carri armati”.

Attacco a Siria e Iraq: l’annuncio di Erdogan

Si tratterebbe, con tutta evidenza, di una vera e propria invasione della Siria settentrionale e dei territori iracheni controllati dai curdi. Un piano che Erdogan porta avanti da tempo, almeno dal 2019. Mai reso esecutivo soltanto per l’opposizione di Russia e Stati Uniti, che anche questa volta non sembrano affatto vedere di buon occhio quanto annunciato dal presidente turco. Il Cremlino ha chiesto alla Turchia di “trattenersi dall’uso eccessivo della forza militare in Siria, ed evitare ogni destabilizzazione”. Allo stesso tempo il Dipartimento di Stato americano si è detto preoccupato “l’escalation in Siria”, sottolineando che gli Usa sono “profondamente contrari ad azioni militari non coordinate che violano la sovranità nazionale dell’Iraq”.

Il piano del sultano

Un veto incrociato, appelli all’unisono quelli di Mosca e Washington, con i russi con tutta evidenza maggiormente preoccupati per la situazione in Siria e gli americani che viceversa temono più che altro sommovimenti in Iraq. In ogni caso il progetto di Erdogan, pur frenato negli scorsi mesi, è sempre in piedi e ha subito un’accelerata dopo il recente attacco terroristico a Istanbul. L’obiettivo del “sultano” è costituire una sorta di zona cuscinetto: 30 chilometri di profondità e 432 di estensione lungo il confine con la Turchia, comprendente le aree di Tel Rifat, Kobane e Manbij, oggi controllate dai curdi.

Eugenio Palazzini

 

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