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Budapest, 20 giu – Si vota oggi al Parlamento ungherese una importante misura prevista dall’ambizioso pacchetto «Stop Soros». Il premier Viktor Orbán, infatti, è più che mai deciso ad attuare una serie di leggi – il pacchetto «Stop Soros», appunto – in grado di salvaguardare l’Ungheria dall’immigrazione illegale di massa. La prima mossa riguarda in particolare la modifica stessa della Costituzione magiara, in cui di fatto si vieterà l’accoglienza. Il chiaro obiettivo di questo provvedimento è quello di ostacolare l’eventuale ripartizione degli immigrati in sede Ue. Per poter modificare la Carta, Orbán può contare su una larga maggioranza parlamentare, dal momento che il suo partito Fidesz dispone di due terzi dei seggi. La modifica costituzionale, del resto, è già passata in commissione parlamentare, e ora manca solo l’approvazione dei deputati.
Ovviamente i vertici dell’Unione Europea non hanno preso bene questa mossa di Orbán e per questo sale il timore di un rafforzamento dell’asse populista. In effetti, al gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e appunto Ungheria) si è unita recentemente l’Austria di Kurz e Strache, i quali hanno varato un nuovo corso euroscettico e anti-immigrazione. Sia Orbán che Kurz, inoltre, vorrebbero ora portare all’interno dell’alleanza anche l’Italia gialloverde, che sarebbe un partner di notevole peso in quanto terza economia dell’eurozona. Proprio così sono da leggere le recenti parole del premier ungherese, il quale ha offerto all’Italia il sostegno del suo Paese all’espulsione degli immigrati irregolari. All’interno del nuovo esecutivo, Orbán sta puntando in particolare su Matteo Salvini, che già da tempo ha intessuto relazioni amichevoli con le forze euroscettiche in ottica di una convergenza d’azione.
Nel contrasto all’immigrazione illegale di massa, Orbán si sta dunque profilando come il precursore e la punta di diamante di una sorta di «sovranismo europeo». Il tutto è cominciato con la lotta contro le Ong immigrazioniste finanziate dallo speculatore George Soros. Una lotta aspra e che è costata al premier ungherese la riprovazione di tutta la stampa liberal, la quale non ha perso l’occasione per squalificare Orbán come «dittatore» brutale, sfidando in questo sia il senso della realtà che quello del ridicolo. Ad ogni modo, ora tutti guardano al vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles, dove il tema principale sarà proprio l’accoglienza. Se l’asse sovranista vi arriverà compatto, si prevedono venti di burrasca. Finalmente.
Giovanni Coppola

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