Roma, 12 nov — Se pensavate che il Black friday si applicasse solo alle vendite su Amazon e nei negozi di elettrodomestici, vi conviene aggiornarvi: in Ucraina arrivano le «occasioni di fine novembre» applicate all’utero in affitto.



Nella nazione leader della maternità surrogata — dove donne in difficoltà economiche vengono convertite in incubatrici per bimbi da vendere ai ricchi dei Paesi occidentali — per la Biotexcom, l’azienda più importante di procreazione assistita del Paese, è tempo di saldi: 3% di sconto sul «pacchetto bebè» che, secondo quanto riporta Avvenire, «equivale a 2.000 euro di risparmio sui 64.900 euro di listino» dell’All inclusive Vip. Il nome della formula ricorda le offerte applicate a soggiorni in Spa o alberghi di lusso: qui, invece, si tratta di neonati. La proposta prevede tentativi «illimitati per la selezione del sesso del bimbo e un’attesa di soli quattro mesi». L’offerta è valida fino al 26 novembre. Affrettatevi, ricchi!

In Ucraina Black friday anche sull’utero in affitto 

Sono circa 50 le cliniche-supermercati che prosperano in Ucraina. Dirette concorrenti dei corrispettivi americani, offrono «servizi» — si continua a parlare di neonati incubati nelle pance di povere giovani — a un prezzo più conveniente che negli Usa: dai 40.000 ai 65.000 euro contro i 150.000 dollari dell’utero in affitto a stelle e strisce. Il compenso per le madri incubatrici si aggira attorno ai 30.000 euro.

L’agghiacciante ricordo dell’hotel Venezia

Abbiamo ancora tutti negli occhi le agghiaccianti immagini scattate a Kiev l’anno scorso: decine di bimbi nelle culle, ammassate nella hall dell’hotel Venezia perché i committenti non potevano «ritirarli» a causa del lockdown. Piazzati lì come animali alla fiera del bestiame, in attesa che si sbloccassero le restrizioni pandemiche per consentire agli acquirenti di portarseli nei Paesi di destinazione. Stati Uniti, Cina, Inghilterra, Germania, Austria, Bulgaria, Romania. Secondo alcuni media stranieri, «una parte dei committenti» avrebbe fatto sapere di voler «rinunciare al “ritiro” in quanto i bambini avrebbero già qualche settimana» e «non sarebbero più prodotti nuovi di zecca». Beh, è chiaro: se acquisti un bambino con la stessa modalità con cui si ordina un aspirapolvere su Amazon, lo tratterai nello stesso modo: come un pacco.

«Apolidi, senza nome, privi di qualsivoglia tutela, in stato di abbandono, quelle bambine e quei bambini non possono essere più a lungo detenuti nelle mani di speculatori privati che non hanno alcun titolo, in violazione dei diritti umani più elementari», aveva denunciato la Rete italiana contro l’utero in affitto in una lettera indirizzata all’ambasciatore italiano a Kiev, Davide La Cecilia, e ai ministri Di Maio, Lamorgese e Bonafede. A un anno di e mezzo di distanza, la situazione è questa: sui bambini-pacco si applicano gli sconti un tempo riservati a televisori al plasma. Ma dicono che questo è il progresso.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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