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OsamaMadrid, 17 ott – Accusato di essere un fannullone e licenziato per “scarsa produttività”. Non ha avuto il lieto fine la “favola” di Osama Abdul Mohsen, richiedente asilo siriano divenuto famoso per lo sgambetto ricevuto da Petra Lazlo, la giornalista ungherese che lo fece rotolare a terra un anno fa mentre con il figlio Zaid tentava di raggiungere il confine con la Serbia. Lo sfortunato episodio si trasformò in una grande occasione per Osama, che grazie alla notorietà ottenuta fu assunto da Angel Galan, presidente di una scuola di allenatori a Cenafe in Spagna. Secondo la vulgata buonista infatti, Osama Abdul Mohsen prima di scappare dalle atrocità della guerra siriana in patria era un allenatore di calcio di prima divisione e sedeva sulla panchina della squadra della città di Deir El-Zor.



Peccato che nei racconti strappalacrime mancasse un piccolo particolare: nessuno aveva fatto notare che il “povero rifugiato” Osama Abdul Mohsen fosse in realtà un membro del Fronte Al-Nusra (bastava aprire il suo profilo Facebook per scoprirlo, ndr), i rappresentanti di Al Quaeda nello scenario siriano e che stando alle denunce del Democratic Union Party, formazione curdo-siriana, si sarebbe reso responsabile di crimini contro le minoranze civili, tra cui i curdi . Ma questa storie non commuovono il web e allora meglio inventare la figura di un bravo padre di famiglia, a cui un ambizioso dirigente calcistico spagnolo, che puntava alla presidenza della federcalcio iberica ed era in cerca di pubblicità, aveva dato una chance e il ruolo di team manager in una scuola di allenatori di alto livello.

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Peccato che la mossa propagandistica a distanza di un anno si sia rivelata per quello che era, visto che solo all’interno delle forzature imposte da una narrazione immigrazionista, si poteva immaginare che un allenatore con qualche esperienza nel campionato siriano (la cui massima serie arriverà forse al livello dei dilettanti nostrani) potesse avere un ruolo dirigenziale in un centro d’elite a due passi da Madrid. “E’ uno sfaticato. Arriva in ufficio, accende il computer e non fa altro. Per un anno gli abbiamo passato lo stipendio ma non possiamo più pagare uno così improduttivo. Non ha nemmeno imparato lo spagnolo”, spiega ai giornali spagnoli Angel Galan.

Osama dal canto suo prova a difendersi e in un’intervista radiofonica ribatte: “Non mi hanno rinnovato il contratto senza spiegarmi il motivo. Tra un mese mi raggiungerà la mia famiglia e sono senza lavoro, in una situazione difficile. La scuola ha avuto un enorme ritorno dal mio caso”. Anche nella risposta di Osama si evince quanto la questione fosse solo propagandistica e per nulla professionale, visto che a lui “serve un lavoro” e alla scuola “pubblicità”. Ma soprattutto ora buona parte della stampa avrà una storia commovente in meno da raccontare, i servizi strappalacrime di Rainews sul piccolo Zaid che incontra Cristiano Ronaldo dovranno essere riposti in un cassetto. La storia invece di un terrorista eletto ad eroe per aver ricevuto uno sgambetto, rivelatosi un incapace fannullone in grado di gettare alle ortiche un’occasione d’oro, difficilmente passerà agli onori delle cronache.

Davide Di Stefano

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