Roma, 2 ott – Strana cosa, la democrazia. Fior di democratici ci hanno insegnato che regolari consultazioni popolari andavano annullate, che partiti perfettamente legali e con vasto seguito elettorale andavano sciolti, che lo stesso principio del suffragio universale andava proibito. Editorialisti rinomati ci hanno detto che il voto sulla Brexit era una sciagura, che le folle che votano Trump, Front national o Afd vanno commissariate e rieducate. E gli italiani che votavano Berlusconi? Tutti evasori fiscali, xenofobi, mafiosi. Poi arriva un voto illegale ed eversivo, per davvero, e tutti i commentatori democratici si entusiasmano. Il referendum catalano, infatti, è contrario a ogni diritto, nazionale e internazionale. Viola in modo palese la Costituzione spagnola, ma questo non sembra importare ai fan della nostra Carta, forse perché “la più bella del mondo” ce l’abbiamo noi, magari quella spagnola, siccome è meno bella, si può violare tranquillamente. Anche la rappresentatività del voto sembra più che dubbia.

A prescindere dai numerosi casi di voto multiplo che sembrerebbero essere stati documentati da cittadini che si sono fotografati mentre votavano in due, tre, quattro seggi differenti, va chiarito come su 5,3 milioni di elettori si siano recati alle urne 2,26 milioni di persone. Insomma, metà degli aventi diritto. Pochino, per un referendum a cui si era attribuita tale importanza epocale. Pochi anni fa, nel 2014, in Catalogna si tenne un’altra consultazione sull’indipendenza, stavolta consultiva e sempre illegale secondo la legge spagnola, in cui la percentuale di votanti non raggiunse il 40% degli aventi diritto, anche se circa l’81% votò sì. Questa ansia di indipendenza – e non di autonomia, cosa legittima, anche se finora la Catalogna ne ha fatto un pessimo uso – sembra quindi altamente posticcia, anche se non è escluso che gli animi esacerbati di queste ore possano portare molti tiepidi a scaldarsi per la causa.

Il tutto per arrivare a cosa? Non certo al benessere e alla sovranità dei catalani, che appaiono per lo più illusori, ma alla balcanizzazione dell’Europa, quindi a una ulteriore e forse stavolta definitiva distruzione della sovranità relativa dei suoi stati. Il fatto che la Catalogna libera si sia pensata come stato immigrazionista e pro-gender, la cui unica identità sbandierata è quella dell’antifranchismo e quella dell’Erasmus, non è del resto un fattore secondario in tutta la vicenda. Come quasi sempre accade, i secessionisti sognano micro-stati che sembrano in tutto peggiori da quelli da cui si vogliono staccare, che pure sono ben lungi dall’essere perfetti. Del resto non possiamo fare a meno di notare come l’orrendo attacco terroristico che ha colpito recentemente Barcellona abbia suscitato molta meno emozione e rabbia della presunta “repressione” della Guardia Civil per il referendum farsa. Viviamo in un’epoca che richiede centralità. Il che, per carità, non è necessariamente sinonimo di centralismo amministrativo, ma quel che è certo è che l’esplosione degli egoismi, degli egocentrismi, dei fondamentalismi ideologici, delle isterie politicamente corrette, dei frazionismi anti-nazionali, degli impeti anti-comunitari non può certo portare qualcosa di buono. Anche se gli editorialisti liberal una volta si sono ubriacati sulle ramblas.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. L’unità politica della Terra Italia è un’idea di Fede e, per tale, un principio interiore non contrattabile in nessun caso perché eterno.
    I nemici di Roma-Italia potranno argomentare costrutti economici e finanziari, politici, costituzionali, ideologici, storici e storiografici, è vero; ma essendo questo principio un principio divino, nei cuori degli Italiani che sanno ascoltare la dimensione degli dei, resterà un principio assoluto, superiore a qualunque argomentazione, e come tale deve essere propugnato nella realtà degli uomini.

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