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Roma, 19 apr – Da qualche mese, e in particolare negli ultimi giorni, il Pakistan è tornato a scaldarsi, con i militanti del partito di ispirazione islamista radicale Tehreek-i-Labbaik Pakistan che stanno causando disordini. Città che contano anche più di dieci milioni di abitanti – come Lahore o Karachi – sono parzialmente paralizzate e la tensione ha già causato scontri e morti. Diversi poliziotti sono pure stati presi in ostaggio – sebbene ora siano stati rilasciati.



Le proteste sono iniziate nell’ottobre del 2020 contro il presidente francese Emmanuel Macron. Per i manifestanti, le sue posizioni sul quotidiano satirico Charlie Hebdo e sulle sue vignette definite islamofobiche sono un problema. Il primo cittadino francese aveva infatti difeso il suo operato in nome della libertà di parola. Fatto che non è andato giù ai manifestanti, che chiedono l’espulsione dei diplomatici e il boicottaggio a livello nazionale dei prodotti francesi.

Pakistan, al bando il Tlp e l’arresto del suo presidente

Se le proteste di fine 2020 stavano diminuendo di intensità, il 14 aprile 2021 ha visto una nuova infiammata dei moti. Il ministro dell’Interno ha infatti annunciato che il governo aveva deciso – su iniziativa del governo provinciale del Punjab – di sciogliere il Tehreek-i-Labbaik Pakistan in base all’Atto Anti-Terrorismo del 1997. Ne è conseguito anche l’arresto del presidente – Saad Hussein Rizvi – arrestato in base alla legge anti-blasfemia.

Il Tlp è tuttora ben radicato nel territorio del Punjab e ne sono quindi scaturite tensioni, soprattutto a Lahore, il capoluogo della provincia. Presto si sono infiammati anche gli altri principali centri abitati della regione, creando disagi agli oltre 110 milioni di abitanti. Questo finché le tensioni hanno raggiunto anche Islamabad – la capitale del Pakistan – e Karachi, la città più popolosa dello stato asiatico, posta sul mare, all’altro capo della nazione.

Le proteste tra scontri, ostaggi e morti

I recenti fatti legati al partito hanno quindi dato l’occasione ai manifestanti – in gran parte mobilitati dal Tlp – di spingere ulteriormente sul motivo originario della mobilitazione: portare il governo a porre delle ritorsioni nei confronti della Francia. Oltre al rilascio del presidente del Tlp, Saad Hussein Rizvi, si chiede quindi di interrompere i rapporti diplomatici tra Islamabad e Parigi, nonché di boicottare le merci francesi.

E si chiede questo con metodi tutt’altro che pacifici. Gli scontri con le forze dell’ordine hanno causato tre morti tra i manifestanti. Si sono verificati anche assalti alle caserme della polizia e 12 poliziotti sono stati presi in ostaggio. Il blocco del traffico in città come Lahore – che vanta una densità di 6.300 abitanti per chilometro quadrato – ha paralizzato il traffico di interi quartieri, causando inoltre gravi ritardi nella consegna di ossigeno ai reparti Covid degli ospedali. Sono poi deceduti 4 poliziotti.

Le reazioni governative

Intanto le parti coinvolte hanno trattato. È stato ottenuto da poche ore il rilascio dei poliziotti presi in ostaggio. Il ministro dell’Interno, Murtaza Ali Shah, ha detto che “il primo turno delle negoziazioni con il bandito Tlp è stato un successo” e che spera in un “ulteriori progressi nel secondo giro”.

Il primo ministro Imran Khan, da parte sua, ha difeso lo scioglimento del Tlp. Dicendo tuttavia che l’atteggiamento apologetico verso l’islamofobia portato avanti dagli occidentali offende gli oltre 1,3 miliardi di musulmani. Si potrebbe quindi sottoporre al parlamento la possibilità di espellere i diplomatici di Parigi entro 4 mesi. Qualora questo dovesse accadere, sarebbe una vittoria per il Tlp, il cui ultimatum intimava alle istituzioni l’espulsione dei francesi per il 20 aprile.

Giacomo Morini

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