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Roma, 16 mag – È passata una settimana da quando la crisi tra Palestina e Israele è degenerata in uno scontro militare. Allo stato attuale continuano i bombardamenti aerei e terrestri su Gaza, così come dalla Striscia continuano a lanciare missili e droni sullo stato ebraico. Attualmente i razzi arrivano anche a colpire la stessa Tel Aviv, mentre Hamas avverte che potrebbe tenere sotto scacco i cieli israeliani per ulteriori sei mesi, qualora dovesse servire.

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Palestina, è la terza Intifada?

Oltre alla questione di Gaza, Tel Aviv sta continuando ad avere problemi con il suo fronte interno. Mentre in Cisgiordania è scoppiata una polveriera, continua la guerriglia etnica nelle principali del territorio israeliano. Scontri a fuoco stanno tenendo impegnata la forza militare ebraica, mentre stanno venendo fortissime pressioni dal confine con la Giordania e con il Libano. Diversi missili sono stati inoltre lanciati dalla Siria.

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La Cisgiordania in rivolta

Oltre al fronte con Hamas, principale forza palestinese della striscia di Gaza, Israele sta avendo molti problemi in Cisgiordania, dove, oltre a un grosso numero di manifestanti non affiliati e filo-Hamas, compare la fazione politica al-Fath. Attualmente, la Brigata dei Martiri di al-Aqsa, fazione paramilitare legata ad al-Fath, ha occupato militarmente Nablus, subito dichiarata come zona libera e interdetta al regime sionista.

Manifestazioni e scontri tra palestinesi e israeliani stanno poi avvenendo in molti insediamenti ebraici, nonché nelle altre principali città della regione, come Ramallah e Jenin. I morti palestinesi in Cisgiordania sono già oltre la decina. Nelle città israeliane come Haifa, al-Lud, intanto continuano i linciaggi tra le comunità, si sono verificati anche degli scontri a fuoco, mentre le proteste paralizzano interi quartieri.

Pressioni al confine

Nel corso della crisi si è anche attivata la macchina della solidarietà degli altri arabi e dei musulmani in generale. Si sono tenute proteste in città come Tripoli, in Libano, Baghdad e Teheran. Al confine con la Giordania, migliaia di manifestanti stanno facendo pressione sulla frontiera. Si sono verificati anche degli sconfinamenti. Si protesta per quei palestinesi considerati come parte di una sola nazione rispetto ai giordani.

Anche al confine con il Libano si sono verificati degli scontri. Qui infiammano le proteste, a cui partecipa anche Hezbollah. Il movimento libanese, nello specifico, ha subito una perdita quando un suo riservista ha partecipato ad uno sconfinamento, rimanendo ucciso. Sono già state annunciate delle ritorsioni. Nel pomeriggio di ieri, inoltre, sono arrivati 3 missili dalla Siria, lanciati da palestinesi attivi nella guerra civile locale.

Prospettive per il futuro

L’ipotesi di una terza intifada diventa ogni giorno che passa più probabile. Sia gli islamisti di Hamas che i socialdemocratici di Fath la hanno annunciata e tutt’ora attaccano gli israeliani, inneggiando la popolazione a “combattere l’occupazione”. D’altra parte, il sistema di difesa missilistico Iron Dome inizia a perdere colpi e né lo stato israeliano né le milizie di resistenza sembrano voler scendere a compromessi, per il momento.

Le due precedenti Intifada

Le due precedenti intifada hanno avuto il merito di portare in pochi anni alla Palestina vantaggi che la diplomazia non aveva ottenuto in decenni. È lecito pensare quindi che debba ancora succedere qualcosa prima che le tensioni sfumino. Questi eventi, d’altronde, passeranno alla storia dei conflitti arabo-israeliani: i palestinesi stanno operando da soli un’operazione militare offensiva e basata su mezzi militari sorprendentemente avanzati.

Giacomo Morini

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