Roma, 3 mag – “Devo andare a Mosca, devo incontrare Putin, anche se temo che non possa e voglia fare questo incontro in questo momento”. Così Papa Francesco, intervistato dal Corriere della Sera, spiega cosa vorrebbe fare per tentare di fermare la guerra. Una via diplomatica, disseminata di ostacoli e insidie, ma non per questo da non percorrere a priori. Il Pontefice resta insomma lucido – e lo diciamo senza piaggeria, d’altronde su questo giornale abbiamo più volte criticato le prese di posizione di Bergoglio su altre questioni – in una fase delicatissima di un conflitto drammatico che potrebbe divampare oltre i confini ucraini.

Papa Francesco: “Devo incontrare Putin a Mosca, ma adesso…”

A Kiev per ora non vado. Ho inviato il cardinale Michael Czerny e il cardinale Konrad Krajewski, (l’elemosiniere del Papa) che si è recato lì per la quarta volta. Ma io sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta…”, dice il Pontefice, consapevole della difficile operazione.

“Il primo giorno di guerra ho chiamato il presidente ucraino Zelensky al telefono, Putin invece non l’ho chiamato – rivela il Papa – L’avevo sentito a dicembre per il mio compleanno ma questa volta no, non ho chiamato. Ho voluto fare un gesto chiaro che tutto il mondo vedesse e per questo sono andato dall’ambasciatore russo. Ho chiesto che mi spiegassero, gli ho detto ‘per favore fermatevi’. Poi ho chiesto al cardinale Parolin, dopo venti giorni di guerra, di fare arrivare a Putin il messaggio che io ero disposto ad andare a Mosca. Certo, era necessario che il leader del Cremlino concedesse qualche finestrina. Non abbiamo ancora avuto risposta e stiamo ancora insistendo, anche se temo che Putin non possa e voglia fare questo incontro in questo momento. Ma tanta brutalità come si fa a non fermarla? Venticinque anni fa con il Ruanda abbiamo vissuto la stessa cosa”.

L’abbaiare della Nato e l’ira “facilitata”

Poi il Pontefice riflette brevemente sulle cause della guerra, con un j’accuse piuttosto chiaro: “L’abbaiare della Nato alla porta della Russia” ha portato Putin a reagire male e a scatenare la guerra. ”Un’ira che non so dire se sia stata provocata – si chiede Bergoglio – ma facilitata forse sì”.

Poi il Papa pone seri dubbi sull’opportunità dell’invio di armi all’Ucraina. ”Non so rispondere, sono troppo lontano, all’interrogativo se sia giusto rifornire gli ucraini – dice – La cosa chiara è che in quella terra si stanno provando le armi. I russi adesso sanno che i carri armati servono a poco e stanno pensando ad altre cose. Le guerre si fanno per questo: per provare le armi che abbiamo prodotto. Così avvenne nella guerra civile spagnola prima del secondo conflitto mondiale. Il commercio degli armamenti è uno scandalo, pochi lo contrastano. Due o tre anni fa a Genova è arrivata una nave carica di armi che dovevano essere trasferite su un grande cargo per trasportarle nello Yemen. I lavoratori del porto non hanno voluto farlo. Hanno detto: pensiamo ai bambini dello Yemen. È una cosa piccola, ma un bel gesto. Ce ne dovrebbero essere tanti così”.

Bergoglio racconta inoltre di aver “parlato con Kirill (il patriarca della Chiesa ortodossa russa, ndr) 40 minuti via zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi. Il Patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin. Io avevo un incontro fissato con lui a Gerusalemme il 14 giugno. Sarebbe stato il nostro secondo faccia a faccia, niente a che vedere con la guerra. Ma adesso anche lui è d’accordo: fermiamoci, potrebbe essere un segnale ambiguo”.

Il 9 maggio e l’incontro con Orban

Infine, pur dichiarandosi pessimista, Papa Francesco auspica in un’interruzione del conflitto il 9 maggio (data sin troppo simbolica ed evocata un po’ da tutti) e sottolinea la necessità di compiere tutti gli sforzi possibili per fermare il conflitto. ‘‘Per la pace non c’è abbastanza volontà, la guerra è terribile e dobbiamo gridarlo. Per questo ho voluto pubblicare con Solferino un libro che ha come sottotitolo ‘Il coraggio di costruire la pace’. Orban, quando l’ho incontrato mi ha detto che i russi hanno un piano, che il 9 maggio finirà tutto. Spero che sia così, così si capirebbe anche la celerità dell’escalation di questi giorni. Perché adesso non è solo il Donbass, è la Crimea, è Odessa, è togliere all’Ucraina il porto del Mar Nero, è tutto. Io sono pessimista, ma dobbiamo fare ogni gesto possibile perché la guerra si fermi”.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. […] Stamattina poi è intervenuto il diretto interessato della vicenda. “Nessun visto richiesto o missione organizzata. L’obiettivo di arrivare alla pace a qualunque costo, e incontrando tutti come ribadito oggi dal Santo Padre, rimane per me (e per il 74% degli italiani, dati Ipsos) una priorità. Un rinnovato accordo fra Russia, Ucraina, Europa e Stati Uniti deve essere il traguardo di tutti”. Così Salvini su smentendo la notizia di Repubblica. “Grazie a Papa Francesco, una guida che sta cercando, davvero, da sempre e a ogni costo, di arrivare alla Pace”, ha poi scritto su Twitter il leader della Lega, postando il link all’intervista del pontefice al Corriere (di cui parliamo qui). […]

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