franciaParigi, 11 gen – Chiamiamola pure “La grande pagliacciata”. Ovvero lo spettro di un’unità nazionale che non è né unità né nazionale per celebrare le vittime di una strage di cui non si è capito niente e le cui cause vengono riprodotte proprio nel giorno in cui si grida “Mai più!”.



La Francia ricorda i morti della redazione di Charlie Hebdo e in piazza ci sono tutti: i rappresentanti dei palestinesi accanto agli israeliani, i russi con gli ucraini, e poi i turchi, i giordani, i tedeschi, gli italiani.

Ma in realtà in piazza non ci sono proprio tutti. Manca, per esempio, la rappresentanza del primo partito del Paese. Il Front national, infatti, non è stato invitato. Meglio per loro, si intende, e sbaglia semmai Marine a farsene un cruccio (un’altra delle occasioni in cui avrebbe dovuto ascoltare il padre).

Ma una manifestazione che esclude almeno il 25% dei francesi che speranze ha di essere credibile? Tanto più che il consenso del Fn si è creato esattamente sugli argomenti posti in cima all’agenda dalla strage del 7 gennaio.

Risibile anche la presunta unanimità trovata attorno alla difesa della libertà d’espressione e contro il terrorismo: metà dei vip presenti ha complottato e sta tuttora complottando per deporre il legittimo governo siriano, favorendo proprio gli stessi jihadisti che in patria si vorrebbero combattere con la forza degli editoriali accorati. E quanto alla libertà d’espressione, beh, gran parte degli statisti in piazza se ne sbatte tranquillamente.

“Oggi Parigi è la capitale del mondo”, ha detto il presidente francese François Hollande. Ma Parigi vuole essere “la capitale del mondo” da qualche secolo, ormai. Forse oggi dovrebbe cominciare a ridiventare la capitale della Francia.

Adriano Scianca

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