Roma, 4 apr – Le Ong che operano nel Mediterraneo al largo delle coste della Libia sono finite da tempo nell’occhio del ciclone per la loro collusione con gli scafisti e i trafficanti d’uomini. Eppure, non perdono però occasione per attaccare il governo italiano, facendo ricorso a vere e proprie fake news. L’ultimo attacco è arrivato da Medici senza frontiere (Msf), che ha denunciato: «La Libia non è un luogo sicuro per nessun motivo i rifugiati dovrebbero essere riportati lì, i governi europei dovrebbero dare priorità alla loro sicurezza invece di rafforzare politiche di contenimento in Libia». L’attacco dei taxi del mare non è però andato giù a Giuseppe Perrone, l’ambasciatore italiano con sede a Tripoli, che ha smentito le “bufale” confezionate da Msf e si è schierato apertamente con la guardia costiera libica.

Perrone, infatti, spiega molto chiaramente al Mattino che «proprio la scorsa settimana ho visitato alcuni dei centri [di accoglienza in Libia, ndr]. Bisogna sfatare la concezione che in Libia non esistano piani di accoglienza. È normale che non siano efficienti come possono essere in Italia, ma quando i guardiacoste libici riportano a terra i disperati che tentano di partire sono assistiti al porto sia dal personale dell’Organizzazione internazionale per la migrazione e dall’Unhcr, non sono lasciati al loro destino». Perrone poi passa al contrattacco, specificando i motivi per cui il lavoro delle Ong è spesso controproducente: «Tante volte in passato si sono create situazioni complesse perché i migranti sono consapevoli che se sono salvati dai libici vengono poi riportati in Libia, mentre se riescono ad essere recuperati dalle ong avranno la possibilità di arrivare in Italia. Il problema è che alcune volte i migranti si sono tuffati in acqua, anche quelli che non sono capaci di nuotare, per dirigersi verso le navi delle organizzazioni umanitarie. Questo è estremamente rischioso perché si mette in pericolo la vita dei migranti. Per questo, quando la guardia costiera libica assume la responsabilità per la conduzione delle operazioni, è bene non sovrapporsi».

Impossibile dar torto a Perrone, visto che è stato dimostrato che, quando le Ong non sono d’intralcio, gli sbarchi sulle nostre coste diminuiscono e inoltre muoiono meno migranti. Per tutti questi motivi, l’ambasciatore prende le difese della guardia costiera libica: «Ad ogni modo bisogna avere rispetto per gli uomini della marina libica che lottano ogni giorno rischiando la vita contro i trafficanti e che spesso subiscono minacce incrociate dalle organizzazioni criminali che intimidiscono anche i loro familiari». Anche sulla situazione della Libia Perrone è tutt’altro che pessimista: «È evidente che si tratta di un Paese dove le condizioni di sicurezza sono variabili, ma è giusto riconoscere i tanti passi avanti che si stanno facendo». Ma di questo, è palese, alle Ong non importa minimamente.

Vittoria Fiore

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