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Parigi, 4 apr – Manifestazioni, picchetti e uno sciopero ad oltranza stanno letteralmente mettendo in ginocchio il sistema dei trasporti transalpino. È il risultato dell’ondata di proteste che investono la Francia in questi giorni, con i lavoratori in piazza a contestare le scelte di politica economica del presidente Macron.
Ad incrociare le braccia sono stati i dipendenti della Sncf, le ferrovie francesi, che il governo francese intende riorganizzare seguendo una ricetta che parte dalla liberalizzazione del servizio e arriva alla trasformazione della società (oggi totalmente in mano pubblica) aprendo il capitale a soggetti privati, anticamera di una futura privatizzazione.
L’esecutivo si fa scudo del debito di Sncf, oggi a quota 46,6 miliardi ma previsto in aumento ad oltre 60 entro i prossimi 10 anni qualora non dovesse intervenire una riforma che riporti l’azienda entro – è proprio il caso di dirlo – i binari della redditività. Ricostruzione contestata dai sindacati, i quali la considerano una scusante per proseguire nel piano di smantellamento delle tutele dello stato sociale avviato lo scorso ottobre con la riforma del lavoro, che aveva anche all’epoca portato centinaia di migliaia di cittadini in piazza.
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Il risultato della mobilitazione odierna sono stati i disagi per circa 4,5 milioni di passeggeri, alle prese con cancellazioni e ritardi. Soppressi 7 Tgv su 8, 3 Eurostar su 4, il 90% dei trebi regionali e moltissimi collegamenti internazionali, fra cui quelli con l’Italia e la Svizzera. E non è finita qui: lo sciopero – che costa a Sncf 20 milioni al giorno – proseguirà anche nei prossimi mesi, con giornate a singhiozzo fino all’estate.
Filippo Burla

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