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Roma, 30 apr – Nella giornata di ieri si sono verificati pesanti scontri tra le forze armate kirghise e quelle tagike, che hanno causato una decina di morti e oltre 80 feriti. La colluttazione ha coinvolto carri armati, pezzi d’artiglieria e ha visto il dispiegamento da parte delle due parti di centinaia di militari. Convogli sono stati infatti avvistati nei pressi di molteplici settori del confine.

Riemergono così tensioni storiche, etniche e soprattutto sulle risorse naturali. Le violenze sono infatti avvenute nei pressi di alcune importantissime riserve d’acqua, in zone dove le controversie sulla definizione della frontiera non sono ancora state superate da Bishkek e Dushanbe, capitali rispettivamente del Kirghizistan e del Tagikistan.

Il contesto storico

La regione non è estranea a tensioni e violenze di questo tipo. Quando l’Unione Sovietica instaurò il suo potere, al fine di mantenere la stabilità di aree controverse ed evitare blocchi di nazionalismi organizzò molti dei suoi stati in modo da renderli etnicamente eterogenei, spesso muovendo intere fette di popolazione da una parte all’altra della federazione.

Così, come tra Armenia e Azerbaigian, anche in Asia centrale rimangono tuttora confini dalla natura controversa. Dalla dissoluzione dell’Urss la regione è pervasa da gravi conflittualità, aggravate ulteriormente dal fattore etnico. Se i kirghisi sono una popolazione turchica (quindi altaica), i tagiki invece sono iranici (quindi indoeuropei).

Gli scontri tra Kirghizistan e Tagikistan

Il conflitto è esploso alle 11 del mattino del 29 aprile nelle prossimità del villaggio kirghiso di Kok Tash. In questa sede degli ufficiali tagiki si sarebbero infatti infiltrati oltre confine per posizionare delle telecamere per monitorare il bacino idrico locale.

Nonostante la grande mobilitazione di truppe, gli scontri si sarebbero limitati a pochi posti di blocco. Molte delle truppe sono state infatti posizionate a presidio dei molteplici bacini idrici contesi. Per il resto, scambi di artiglieria si sono verificati tutto il giorno.

Gli scontri si sono poi interrotti verso le 17, a seguito di un cessate il fuoco. La tregua, è stata poi interrotta poco dopo, facendo riprendere le violenze, placatesi la sera stessa. Dopo una nottata relativamente tranquilla, sporadici tiri d’artiglieria sono avvenuti verso le 5.

Prospettive politiche

Questo evento rappresenta un trauma per le diplomazie di Bishkek e Dushanbe. Le due parti stavano dando segnali positivi circa la risoluzione pacifica delle rispettive questioni di frontiera. Si stava infatti raggiungendo un accordo per scambiare dei territori e risolvere dei disaccordi che oggi riguardano 350 dei 1.400 chilometri di frontiera.

Allo stato attuale, Kirghizistan e Tagikistan scaricano l’uno sull’altro la responsabilità del conflitto, e questo rischia di limitare ulteriormente la diplomazia tra due nazioni già distanti tra di loro. Intanto importanti proteste si sono svolte a Bishkek per chiedere la risoluzione della crisi. I vertici kirghisi – da parte loro – fanno sapere che nella giornata di oggi il confine sarà evacuato bilateralmente.

Giacomo Morini

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