Roma, 16 lug — Ci risiamo. Dinanzi al palesarsi di una nuova crisi di governo in Italia si torna ad assistere ai consueti appelli alla responsabilità istituzionale ed alla denuncia di mancanza di credibilità che le tensioni in maggioranza provocherebbero alla nazione sul piano della politica estera.

Il tabù della crisi di governo è tutto italiano

Una serie di tormentoni a cui questa legislatura ci ha abituati sin dal principio. In occasione delle cadute precedenti degli esecutivi l’arsenale di vocaboli istituzionali figlio della Prima Repubblica è spuntato a più riprese, con l’esclusivo fine di impedire uno scioglimento anticipato delle Camere e dunque un ritorno alle urne antecedente alla primavera del 2023. Eppure, osservando lo status politico di numerosi Stati esteri potremmo facilmente comprendere come il tabù della crisi di governo nei momenti di emergenza sia una caratteristica soltanto italiana.

All’estero la pensano diversamente

Ad esempio, numerose nazioni occidentali affrontano in questo momento storico delle crisi dell’esecutivo e nei prossimi mesi andranno ad elezioni anticipate. In Israele si è già in campagna elettorale, con il voto fissato per il prossimo autunno, il quinto in poco più di due anni. Infatti, lo stato mediorientale ha tenuto elezioni politiche nel pieno della pandemia e le terrà nel mezzo della crisi internazionale dovuta alla guerra in Ucraina. Francia ed Ungheria sono tornate alle urne nei mesi scorsi, alla naturale scadenza della legislatura. Tuttavia, Oltralpe l’instabilità politica ha raggiunto il proprio massimo storico dal secondo dopoguerra ed è probabile che si affrontino i prossimi 5 anni senza un vero governo, data la sconfitta rimediata da Macron alle legislative e la remissività a trovare un accordo con esponenti politici come Le Pen o Melenchon.

In Gran Bretagna Johnson si è dimesso

Inoltre, la Gran Bretagna funge da esempio calzante per smascherare la mancanza di concretezza italiana: il governo guidato da Boris Johnson è recentemente entrato in crisi, fino a comportare le dimissioni del premier, proprio a causa del partito di maggioranza parlamentare, titolare di Downing Street. Il dibattito interno ai conservatori britannici ha contrapposto fazioni interne, elettorato e membri di spicco dell’esecutivo, che hanno determinato una crisi e nelle prossime settimane porteranno una nuova figura a rivestire la carica di Primo Ministro e leader dei Tories.

Dimostrazioni concrete che testimoniano la possibilità e, talvolta, la necessità di produrre crisi di governo nei momenti di emergenza nazionale, nella speranza che possano produrre cambiamenti significativi all’assetto istituzionale del paese, sia pure attraverso un ritorno anticipato alle urne. Uno scenario che difficilmente andrà delineandosi in Italia, data la cultura istituzionale della pseudo responsabilità da preservare nonostante il cambiamento dei tempi.

Tommaso Alessandro De Filippo

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