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Beata Szydlo, premier in pectore della Polonia

Varsavia, 26 ott – Diritto e Giustizia, la formazione di destra euroscettica, ha nettamente vinto – con quasi il 40% dei voti – le elezioni legislative in Polonia. Record storico per il partito, che guadagna dieci punti rispetto alle ultime consulazioni. Il risultato è clamoroso, inatteso alla vigilia e permetterà a PiS – Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, per l’appunto) – di governare in solitaria, non dovendo trovare alcun alleato per formare una maggioranza. PiS ha già portato a casa, due mesi fa, la nomina del nuovo presidente della Polonia Andrjez Duda. Non solo il governo, ma a questo punto anche la governabilità sembra essere nel cassetto.

Staccatissimo il partito dell’attuale premier Ewa Kopacz e del presidente del consiglio europeo Donald Tusk, la formazione di centro liberale Piattaforma Civica, ferma a poco più del 23%.

Polonia euroscettica

Diritto e Giustizia è un partito nazionalista, fortemente euroscettico e che negli ultimi mesi ha cavalcato temi sensibili a partire da quello dell’immigrazione. Netto il rifiuto ad accogliere profughi per assecondare le volontà di Bruxelles, contro cui si annuncia battaglia serrata anche su temi economici. La Polonia  – che non adotta l’euro – viene da 8 anni durante i quali è cresciuta del 50%, ma le disuguaglianze sociali si fanno sentire. Il venturo governo, il cui premier in pectore è la 52enne antropologa Beata Szydlo, ha già promesso forme di intervento pubblico nell’economia, difesa delle produzioni nazionali, forme di sostegno al reddito dei pensionati e un contributo mensile di oltre 100 euro per ogni nuovo nato fino ai 18 anni di età. Da valutare anche il tema dell’adesione all’euro, inizialmente prevista per il 2019 mentre adesso è sub judice: “Non in questa vita“, aveva perentoriamente affermato non più tardi dello scorso anno il presidente del partito, Jaroslaw Kaczyński.

Più sfumata la posizione del partito invece in politica estera. Diritto e Giustizia non fa mistero del suo filo-atlantismo spinto. Allo stesso tempo, però, sono forti i legami con l’Ungheria, altra nazione europea fortemente avversa alle politiche Ue e che però è fortemente legata a Mosca. Una situazione tutta in divenire, con l’Europa che teme fortemente un’eventuale svola “alla Orban”, leader cui la Szydlo ha peraltro detto di ispirarsi.

Vento anti-Ue su tutta l’Europa?

L’affermazione di Diritto e Giustizia è solo l’ultima di una serie di tornate elettorali nelle quali i partiti dichiaratamente (nelle intenzioni) contrari alle politiche dell’Unione Europea stanno progressivamente crescendo.

In primis fu la Francia, dove alle elezioni europee del maggio 2014 il Front National si piazzò al primo posto. Una vittoria tutta da confermare, anche nelle sue linee programmatiche. Venne poi Tsipras, ma il suo non era che un bluff smascherato da egli stesso quando decise di boicottare il referendum, che pur aveva lanciato, per adeguarsi pienamente alle richieste della troika. Analogo discorso per gli spagnoli di Podemos, che su molti temi – compresi quelli cari alla Ue – hanno più volte cambiato posizione, non potendosi dunque distinguere una linea più o meno di confine. Segue poi l’Austria, dove la destra di Strache (del Fpoe, il partito che fu del compianto Haider) ha, alle comunali di Vienna e alle regionali, ottenuto risultati importanti. In questi giorni è, in ultimo, notizia che in Portogallo si registra una situazione difficile: dopo anni di politiche di austerità l’ambiguo Partito Socialista ha ottenuto una successo non sufficiente per governare, dovendo addivenire a trattative con gli oltranzisti anti-Ue di sinistra per cercare di formare una maggioranza. Nonostante i numeri sulla carta, il presidente si rifiuta ancora di conferire un incarico.

Filippo Burla

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