Roma, 4 apr – La Polonia “è pronta a ospitare armi nucleari Usa”. E’ quanto annunciato da Jaroslav Kaczynski, 75 anni, presidente del partito al governo Diritto e Giustizia e vice primo ministro dell’esecutivo di Varsavia guidato da Mateusz Morawiecki. “Se gli americani ci chiedessero di piazzare le loro armi nucleari sul nostro territorio, noi saremmo pronti a farlo. Sarebbe una mossa che rafforzerebbe in modo netto la deterrenza nei confronti della Russia”, ha detto il vicepremier polacco in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Welt am Sontag.

Non solo armi nucleari, la Polonia vuole più militari Usa in Europa

Kaczynski, oltre ad aver evocato le armi nucleari americane da piazzare in Polonia, ha chiesto un aumento della presenza militare Usa in Europa. Per l’esattezza almeno un 50% in più di soldati a stelle e strisce da ospitare nelle varie basi Nato. Secondo il vicepremier polacco, i militari degli Stati Uniti in Europa dovrebbero dunque passare dagli attuali 100mila ad almeno 150 mila. Di questi, secondo Kaczynski, ne servirebbero 75mila sul fianco orientale della Nato e 50mila in Polonia e nei Paesi baltici, posti al confine con la Russia. Inoltre “i Paesi dell’Alleanza Atlantica dovrebbero finalmente fornire le armi che il presidente Zelensky chiede da tempo”. La replica di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha puntato infatti il dito contro Kaczkynski, sostenendo che la richiesta polacca non fa altro che accrescere le tensioni.

Europa orientale, epicentro dello scontro tra grandi potenze

Sta di fatto che tra legittimi timori e rischio di far dilagare lo scontro con incaute sparate, l’Europa orientale rappresenta oggi l’epicentro di un braccio di ferro globale tra potenze. La guerra sul campo si combatte adesso in Ucraina, ma nessuno può escludere davvero che possa estendersi ad altre nazioni confinanti. Uno scenario devastante, per quanto difficilmente contemplabile se dovesse prevalere il lucido realismo. In questo senso c’è una sottile linea rossa che divide il terreno della classica deterrenza da quello minato della deflagrazione indotta. Prova ne sia il diverso approccio al conflitto in atto tra le nazioni europee, con quelle dell’est – fatta eccezione per l’Ungheria, con tanto di frattura in seno al gruppo di Visegrad – particolarmente agguerrite nei confronti di Mosca. Mai come adesso urgono nervi saldi e diplomazia, evitando di esacerbare ulteriormente gli animi. I margini per il dialogo sono senz’altro stretti, ma da perseguire con la massima applicazione.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. …ne vuole un 100 di usa-sudamericani (sono per la maggior parte naturalizzati perché di usa veri, che fanno carne da cannone, non ne trovano) dentro il letto….

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