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Se il populismo lascia il posto al caos. L’Olanda senza governo litiga sugli immigrati

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Milano, 5 lug – Laddove i popoli hanno evitato la sciagura del populismo i governi o saltano o non ci sono proprio. Accade in Olanda, dove le trattative per il nuovo esecutivo continuano a slittare. Addirittura si dice che prima dell’autunno un governo non si vedrà proprio. Non che non avere un governo sia necessariamente un male, lo hanno dimostrato gli esempi spagnolo e belga negli anni scorsi. Ma il punto è: perché l’Olanda che fugge dal populismo non riesce a formare una coalizione in grado di guidare il Paese?

Va detto che in Olanda i tempi per la formazione dei governi sono sempre stati abbastanza lunghi – nel 1977 ci vollero 207 giorni e nel 2010 ce ne vollero 127 – tuttavia quella olandese sembra essere una situazione difficile da dirimere se non si trova un’intesa sulle questioni legate all’immigrazione. E a oggi i giorni senza governo sono 113.

Il vero ago della bilancia è rappresentato da Geert Wilders, il populista dai capelli ossigenati e cotonati, che aveva come punto forte della sua campagna elettorale il rifiuto dell’immigrazione. Su di lui abbiamo già detto in occasione delle elezioni e quindi non serve aggiungere molto.

Oggi nessuno lo vuole nemmeno prendere in considerazione proprio per via delle sue idee estreme legate agli immigrati, tutti lo snobbano. Eppure è proprio il tema dell’immigrazione che non riesce a mettere d’accordo conservatori, democristiani, liberali progressisti ed ecologisti. Per trovare un’intesa si è persino andati a cercare l’appoggio della componente cristiana ultra-conservatrice del partito protestante, che in fatto di sesso, eutanasia, aborto e droghe leggere ha idee lontanissime da quelle che regolano la vita in Olanda.

Ma se populismo e sovranismo sembrano essere, secondo il mainstream, il male assoluto da cui fuggire, l’alternativa non pare essere la soluzione a tutti i problemi. E dire che Wilders, il cui partito è stato il secondo più votato alle elezioni di marzo, ha dato la sua disponibilità a unirsi ai colloqui per formare una nuova coalizione di governo. Ma evidentemente, anche in Olanda, il volere della gente e il sentire comune non sono importanti agli occhi dei potenti. Molto meglio l’ingovernabilità.

Anna Pedri

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