Stoccolma, 7 nov – Forse vi ricordate di Ebba Åkerlund. Ebba era una bambina svedese di 11 anni. Stava tornando a casa da scuola a piedi, il 7 aprile 2017, quando morì durante un attentato terroristico di matrice islamista a Stoccolma. Fu investita dal camion guidato dal trentanovenne uzbeco Rakhmat Akilov, la cui domanda di asilo politico era stata da poco rifiutata, che dichiarò di aver agito per vendicare i bombardamenti contro l’Isis in Siria.

Ѐ passato solo un anno e mezzo, ma negli ultimi sei mesi la tomba di Ebba è stata vandalizzata in più di trenta differenti occasioni da un altro immigrato illegale. A denunciare l’odioso crimine è il papà della piccola, Stefan, che dal suo profilo Facebook si domanda come sia possibile che quest’uomo non solo non sia arrestato e detenuto, ma addirittura continui ad agire indisturbato nonostante un decreto di espulsione sia già stato emesso nei suoi confronti.

Secondo Stefan, l’incomprensibile iter si ripete ogni volta: l’uomo dissacra la tomba di Ebba, viene fermato dalla polizia, e immediatamente rilasciato. In uno di questi episodi è stato lui stesso a bloccarlo in flagranza e a contattare le forze dell’ordine: ha ottenuto una pacca sulla spalla per il suo comportamento da ottimo cittadino, ma il vandalo ha rimediato un ammonimento verbale e nulla di più.

A questo punto il padre di Ebba pone logici quanto drammatici interrogativi, rivolti sia alla polizia che ai funzionari politici: perché il decreto di espulsione non viene fatto rispettare nonostante i reiterati crimini, e anzi questo individuo viene lasciato ogni volta a piede libero? Perché non sconta l’anno di prigione a cui viene condannato chiunque violi l’ordine di lasciare il Paese? Stefan Åkerlund ha già espresso più volte il suo pensiero, imputando la responsabilità della morte della figlia alla politica svedese: ora purtroppo non può che aggiungere all’elenco delle responsabilità anche le orribili offese alla sua memoria.

Alice Battaglia

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