Roma, 7 nov – Da qualche anno a questa parte, la sinistra culturale e giornalistica legge l’attualità politica alla luce di due categorie fondamentali: “la partita truccata” e “il messia democratico”. La prima categoria serve per spiegare i ripetuti successi delle destre o, comunque, delle compagini populiste. Bravura dei leader? Narrazioni politiche convincenti? Proposte più realistiche degli avversari? Macché, i populisti vincono sempre per colpa di un “ingrediente segreto”: gli hacker russi, i soldi di Putin, le fake news sono i più gettonati, poi ce ne sono altri tarati a seconda delle contingenze. Il punto è che sempre, sistematicamente, si ritiene che l’avversario vinca per via di un elemento perturbatore del normale corso delle cose che, naturalmente, sarebbe in teoria destinato a veder trionfare i valori democratici e liberal. C’è sempre un arbitro venduto, un elemento che falsa il match. Soprattutto, i leader populisti non sono mai bravi, se non, ovviamente, bravi a mentire. E giù con la “pancia del Paese”, i “seminatori di odio” etc etc. Ma va da sé che se il dibattito politico si mantenesse entro certi limiti di onestà e correttezza, i progressisti non potrebbero che vincere.

Seconda categoria: il “messia democratico”. Come può uscire la sinistra dalla crisi? Con nuovi programmi, nuove parole d’ordine, una profonda autocritica, un cambio dei paradigmi di riferimento per decifrare la realtà, un lavoro sul territorio? Macché, bisogna solo individuare una figura del destino che arrivi e vinca schioccando le dita. Guardate le elezioni di Midterm americane: un pareggio che è molto più vicino a una vittoria di Trump che non al contrario, ma la stampa mainstream cosa racconta? La storia strappalacrime della Ocasio-Cortez, o di qualche neo parlamentare nera, musulmana, lesbica. Insomma la solita fuffa. Le storie individuali valorizzate dai media sono peraltro quelle che hanno a che fare con le minoranze che piacciono ai giornalisti, ma che, elevate al rango di indizi di santità, hanno da tempo stancato gli elettori. Ma il fenomeno è vecchio: solo qualche mese fa l’Espresso incoronò a nuovo leader della sinistra un sindacalista dei braccianti del sud di origine africana. Uno che fece una sfuriata davanti ai microfoni, un’ospitata a Propaganda Live e che ora è ovviamente scomparso dai radar. E così via: quanti “nuovi leader della sinistra” abbiamo visto bruciarsi in questi anni?

Ora, le due categorie, quella della “partita truccata” e del “messia democratico”, hanno un elemento in comune: paralizzano entrambe qualsiasi tentativo di autocritica. La sinistra, insomma, è perfetta così e se non vince è perché gli avversari giocano sporco (prima categoria) o al limite perché non ha dato abbastanza spazio a qualche leader emergente nero, gay, vegano, e chi più ne ha più ne metta (seconda categoria). Quindi, in sostanza, alla sinistra si chiede di rimanere così com’è – tanto una volta bloccati i soldi di Putin la destra crollerà come un castello di carte, appena passa la legge sulle fake news la propaganda populista non avrà più ossigeno, e via delirando – oppure di diventare ancora più di nicchia. Ma non è che per caso sono solo, semplicemente e banalmente degli stupidi?

Adriano Scianca

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  1. Il tema trattato è molto attuale e non sono solo coinvolti i pupazzi della sinistra ma i loro stessi burattinai; purtroppo la campagna inventata dai globalisti della dittatura finanziaria che dietro a tutto c’è Putin serve al tentativo futuro di silenziare i siti autonomi in grado di fornire notizie alternative alle bugie del potere.
    A tal fine consiglio la lettura di un articolo odierno di Kurt Nimmo dal sito disinformazione.info di cui incollo qui l’inizio;
    “Uno dei più titolati esponenti del gruppo di potere dominante a Washington, Jamie Fly, ex neocon di alto livello di Bush, ha dichiarato espressamente che, a suo avviso, non si dovrebbe avere il diritto di pubblicare liberamente sui social media.

    “Fly ha proseguito lamentandosi che” tutto ciò che serve oggi per pubblicare è soltanto una e-mail “per impostare un account Facebook o Twitter, lamentando l’accessibilità dei siti alle persone del pubblico in generale. Lo stesso Fly ha predetto che si dovrà svolgere una lunga lotta su scala mondiale per risolvere la situazione, ed ha sottolineato che fare questo richiederebbe una vigilanza costante “, lo scrivono Jeb Sprague e Max Blumenthal………

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