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Putin
Il presidente Russo Vladimir Putin

Mosca, 6 giu – “Non è stata colpa della Federazione Russa se i rapporti con i Paesi dell’Unione europea si sono deteriorati. La scelta ci è stata imposta dai nostri partner. Non siamo stati noi a introdurre certe limitazioni nel commercio e nell’attività economica. È stato fatto contro di noi e siamo stati costretti ad adottare contromisure”, così il presidente russo Vladimir Putin in un passaggio dell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera alla vigilia della visita del presidente russo all’Expo di Milano il 10 giugno prossimo.

L’intervista avrebbe potuto rappresentare un momento di chiarezza sia sui temi di carattere globale realmente importanti come l’impetuoso sviluppo delle relazioni economiche russo-cinesi con annessa banca internazionale Aiib, l’integrazione dei Brics anche finanziaria con il lancio della ulteriore relativa mega-banca, la Sco (Shanghai cooperation agreement), le nuove “vie della seta”, e così via. Invece la terra si appiattisce sullo scenario russo-europeo-Usa. Un’occasione persa.

Come spesso accade quando parlano leader del calibro di Putin, conta non solo quello che dice ma anche quello che non dice. Per esempio, il capo del Cremlino non parla più, ormai, di rapporti organici con l’Unione europea, anzi si riferisce al mostro di Bruxelles soltanto per lamentare il doppiopesismo rispetto all’integrazione economica dei paesi post-sovietici – unione doganale poi divenuta Unione economica euroasiatica – che, a differenza di quella tra i paesi occidentali, sarebbe stata ostacolata in ogni modo: “…oggi ho l’impressione che fosse l’Europa a cercare di costruire con noi rapporti puramente su base materiale ed esclusivamente a proprio favore. Parlo per esempio dell’energia, dell’accesso sui mercati europei negato alle nostre merci nel campo dell’energia nucleare nonostante i tanti accordi. Oppure della riluttanza a riconoscere la legittimità delle nostre azioni e a collaborare con le unioni di integrazione nello spazio post-sovietico, mi riferisco all’Unione doganale che ora è diventata l`Unione economica euroasiatica. Perché quando si integrano i Paesi europei è considerato normale, ma se noi nello spazio post-sovietico facciamo lo stesso si cerca di interpretarlo come il desiderio della Russia di ricostruire una specie di impero? Non capisco questi approcci”, sostiene Putin, che aggiunge: “Tempo fa ho parlato della necessità di creare uno spazio economico unico da Lisbona a Vladivostok. E in realtà molti anni prima di me anche il presidente francese De Gaulle aveva detto qualcosa di simile. Nessuno pone obiezioni, tutti dicono: bisogna cercare di farlo. Ma in realtà cosa succede? …  [il] partenariato orientale dell`Ue vuole integrare tutto lo spazio post-sovietico nell`unico spazio economico con l’Europa, … da Lisbona a Vladivostok, oppure tagliare qualcosa e creare nuove frontiere tra la Russia di oggi e la restante parte occidentale, comprese Ucraina e Moldova?”.

Pare proprio che la Russia di Putin abbia ormai archiviato la questione dell’Europa come soggetto unitario per dedicarsi ai rapporti bilaterali, ai quali riserva parole ben diverse. Per esempio sulla Grecia, recentemente invitata a partecipare niente meno che alla banca dei Brics e in consultazione regolare con Mosca. Alla domanda “se la Grecia uscisse dalla zona euro, la Russia sarebbe pronta a darle appoggio politico nonché prestarle assistenza economica?”, zar Putin risponde tra l’altro: “Noi sviluppiamo le relazioni con la Grecia indipendentemente dal fatto che sia membro dell’Unione Europea e della Nato o si trovi nella zona euro. Abbiamo con questo Paese rapporti storici, molto vicini e di buon partenariato, ma è una scelta sovrana del popolo greco di stare in certe unioni o zone”.

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Progetti di gasdotti attraverso la Turchia, incluso il Turkish Stream di origine russa, che sovrebbe raggiungere l’Europa attraverso la Grecia

Rispetto all’Italia, cui il capo di stato russo riconosce un rapporto privilegiato di lunga durata, e a Silvio Berlusconi in particolare la paternità della “creazione del Consiglio Nato-Russia, un organo di consultazione che certamente è diventato fattore importante di garanzia della sicurezza in Europa”, Putin ha evidenziato la notevole crescita dell’interscambio negli anni passati: “cresciuto di 11 volte, toccando quasi 49 miliardi di dollari. In Russia operano 400 aziende italiane. Stiamo lavorando attivamente insieme nel settore dell’energia. L’Italia è il terzo acquirente dei nostri prodotti energetici. Ma cooperiamo anche nell’alta tecnologia, dallo spazio all’aeronautica. Quasi 1 milione di turisti russi sono stati in Italia l’anno scorso e vi hanno speso circa 1 miliardo di euro”, guardandosi bene dal dire che a causa delle pressioni di Bruxelles eterodirette da Washington è fallito il progetto South Stream, sostituito dal Turkish Stream che poi potrebbe connettersi comunque all’Europa saltando l’Italia e le commesse alla Snam ma attraversando la Grecia, nonché il fatto che grazie alle sanzioni euro-Usa i turisti russi sono quasi scomparsi dall’Italia insieme al loro miliardo di euro, infine sorvolando sui danni delle contro-sanzioni russe al settore agro-alimentare italiano.

Per concludere distensivamente, sull’Italia, tra pragmatismo e cortesia per l’interlocutore: “La visita dell’attuale Presidente del Consiglio italiano in Russia [Matteo Renzi, 5 marzo scorso] è stato un segnale molto importante della disponibilità dell’Italia all’ulteriore sviluppo di questi rapporti. Noi siamo pronti e disposti ad andare avanti tanto quanto lo saranno i partner italiani. Spero che anche il mio viaggio a Milano serva a questi obiettivi”.

Per il resto, niente di nuovo, con il giornalista del Corriere a cercare di avere qualche risposta sulla crisi ucraina (cause, prospettive) e Putin a ribadire la propria posizione sintetizzabile in poche parole: voi (Usa ed Ue) l’avete provocata, noi abbiamo reagito secondo le leggi internazionali con l’annessione della Crimea, insieme alla Merkel e a Hollande abbiamo siglato gli accordi Minsk-2 che ora devono essere rispettati e, se non lo saranno, sarete voi a pagarne il prezzo più alto.

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Basi Usa prossime ai confini della Russia

Sulla pace globale, infine, di fronte alla domanda “Ha ragione l’Occidente a temere di nuovo l’orso russo? E perché la Russia assume toni così conflittuali?”, il leader russo risponde citando Otto von Bismarck: “Non sono importanti i discorsi, ma il potenziale”, intendendo e in parte esplicitando che mentre la Nato ha inglobato paesi sempre più prossimi ai confini russi, come le Repubbliche Baltiche e la Polonia (contro gli accordi del 1990 con Gorbaciov), e ivi sviluppato una enorme quantità di basi operative, con “sommergibili americani vicino alle coste della Norvegia dotati di missili in grado di raggiungere Mosca in 17 minuti”, la Russia è stata costretta a “ripristinare i sorvoli sull’Atlantico e sul Pacifico, vicino alle coste europee e americane” ma soltanto “in modo tale da garantire la sicurezza della Russia”, nonché a sviluppare “il nostro potenziale offensivo strategico e sistemi in grado di superare la difesa antimissilistica” soprattutto dal momento che “gli Stati Uniti sono unilateralmente usciti dall’Accordo sulla difesa antimissile, l’Abm, la pietra angolare su cui si basava gran parte del sistema di sicurezza internazionale”.

Francesco Meneguzzo

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4 Commenti

  1. Il titolo è una menzogna, una volta di più!
    V.V. Putin non ha parlato in questo modo volgare. E’ possibile che voii giornalisti non siate capaci di NON attribuire frasi non dette quando c’è un testo molto chiaro ? Quello che fa la differenza fra nostro Presidente e gli scostumati occidentali , è che sa parlare senza usare un vocabolario di bassa lega, da vero uomo di Stato.
    Io ho ascoltato l’intervista in russo e so quello che dico.

    • Caro “David”: le dichiarazioni di Putin sono tutte virgolettate e fedeli nel testo dell’articolo. Il titolo, come saprà, non necessariamente riporta una frase detta o non detta, ma sintetizza il senso complessivo di un insieme di dichiarazioni, incluso il “non detto”. Almeno quello che ha capito chi scrive il pezzo, ed è diretto non verso il pubblico russo – rispettabilissimo (mi creda, lo conosco un po’ anch’io, anzi “familiarmente” direi) – ma verso quello italiano. E mi pare – purtroppo – abbastanza azzeccato.

    • Intende “Obama”. Se legge altri articoli, miei e non solo, su questo giornale, si renderà facilmente conto dell’immensa “simpatia” che qui si nutre per il presidente Usa e in generale per le elite attualmente dominanti in quel paese. Come possa esserle venuto in mente che la nostra sia un’apologia agli Usa, una critica alla Russia e non invece una posizione fortemente critica sull’Europa anche proprio in quanto vassallo degli Usa, non riesco a comprendere.

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