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Roma, 7 giu – L’antiterrorismo è una fake news. Ci dicono di stare tranquilli, che hanno tutto sotto controllo. Ma niente sembra essere sotto controllo, anche ciò che è più evidente. Prendiamo Youssef Zaghba, il terzo uomo della strage del London Bridge. Mai jihadista fu più annunciato. L’italo-marocchino, nel 2016, venne fermato all’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna con in tasca un biglietto di sola andata per Istanbul. Aveva pochi soldi, come bagaglio uno scarno zainetto, era molto agitato. Qui accade l’incredibile: Youssef, di fatto, confessa. Dice già tutto di ciò che vuole fare. “Che ci vai a fare a Instanbul con un biglietto di sola andata?”, chiede l’agente della dogana. “Vado a fare il terrorista”, replica il ragazzo, con candore. Le forze dell’ordine chiedono di ripetere: “Vado a fare il turista”, dice lui. Voleva fare una battuta? Le guardie non ridono e non lo fanno partire.

Viene portato nel posto di polizia e gli vengono sequestrati due telefoni cellulari, sette sim, il passaporto e la carta di identità italiane. A casa della madre – italiana, convertita all’islam, ma poi separatasi dal marito marocchino – gli viene sequestrato un iPad. La donna racconta dell’ex marito, con gli anni diventato violento e avvicinatosi all’islam radicale. L’uomo impone al figlio la lettura ad alta voce del Corano per risolvere ogni suo problema. Di più: dalla cronologia di uno dei suoi smartphone si accede a link di propaganda dello Stato Islamico. Ce n’è abbastanza per aprire un procedimento penale per terrorismo. Ma i giudici non riscontrano elementi concreti (!). Non solo: al ragazzo vengono restituiti Ipad, cellulari, sim, passaporto e carta di identità, senza che le memorie dei suoi telefonini siano state copiate. Una potenziale miniera d’oro di informazioni buttata nel cesso.

Il ragazzo, comunque, non viene dimenticato: l’Aisi, l’intelligence per la sicurezza interna, segnala ai Servizi inglesi e a quelli marocchini il nome e la storia di Youssef. Il suo nome è inserito nel sistema “Sis”, il database dell’Unione dove confluiscono tutte le informazioni delle Polizie dello spazio Schengen. I suoi costanti viaggi fra l’Italia e Londra sono monitorati: ogni volta che sbarca a Bologna trova la Digos ad attenderlo, che gli fa un sacco di domande. Nel gennaio del 2017 atterra all’aeroporto londinese di Stansted, viene fermato per un controllo dalla polizia inglese, ma viene lasciato andare. Eppure in quel momento Youssef Zaghba era già “radicalizzato” e reclutato da Kuhram Shazad Butt, 27 anni, ritenuto il capo della cellula entrata in azione quattro giorni fa, che lavorava nel suo stesso ristorante. Butt era quello che, in un documentario di Channel 4 del 2016 sull’integralismo islamico, srotolava una bandiera dell’Isis a Regent’s Park. Ebbene sì, il nostro sospetto jihadista lavorava con un tizio che aveva dichiarato la sua appartenenza all’Isis in tv. E nessuno ha avuto nulla da eccepire. L’antiterrorismo? Una presa per i fondelli.

Giorgio Nigra

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