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LibiaTripoli, 7 giu – Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del Generale Haftar avanzano nella regione meridionale del Fezzan e conquistano l’importante base aerea di al-Jufra, situata a circa 500 km a sud est di Tripoli.

L’offensiva, cominciata venerdì scorso, è ancora in atto ed il portavoce di Haftar ha annunciato che il LNA muoverà verso Bani Walid, circa 350 km a nord ovest di al-Jufra e a soli 140 km da Tripoli, dove hanno trovato rifugio numerosi miliziani dello Stato Islamico fuggiti da Sirte. L’avanzata è la diretta risposta agli attacchi subiti dalle milizie fedeli ad Haftar alla base aerea di Brak Al-Shati vicino Sabha, proprio a due settimane dell’incontro, tenutosi ad Abu Dhabi, con il Governo di Unità Nazionale, sostenuto dall’Onu e l’unico riconosciuto dall’Italia. La base aerea di al-Jufra, sino a sabato in mano alle forze della Bengasi Defense Brigades, milizie di ispirazione jihadista che sostengono il Governo di Tripoli in funzione anti-Haftar e inizialmente anche anti Isil, è uno snodo strategico importante per le forze dell’Esercito Nazionale Libico: da qui infatti l’aviazione, fornita dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto, sarà in grado di colpire agevolmente qualsiasi bersaglio da Tripoli a Derna e fornirà una base logistica avanzata per l’offensiva di Haftar sui capisaldi della “ribellione”. Questa importante conquista è stata possibile sia con l’aiuto militare egiziano e russo (Mosca ha fornito un numero imprecisato di “consiglieri militari” leggasi forze speciali), sia con il placet delle tribù locali: quest’ultimo fatto sta ad indicare come il Governo di Unità Nazionale di al-Sarraj sia sempre più solo nel panorama tribale della Libia, essendo anche alle prese con la profonda instabilità di quei territori che dovrebbero essere soggetti al suo controllo: recentemente infatti ci sono stati altri scontri con le milizie legate all’ex premier Khalifa al-Ghawil, sostenuto dai Fratelli Musulmani, nella stessa Tripoli, che non è mai stata del tutto in mano ad al-Sarraj.

La partita in Libia quindi non è affatto chiusa e sembra anzi che l’alleato che l’Italia si è scelto, e che ha ampiamente sostenuto e propagandato, sia a tutti gli effetti quello sbagliato e a forte rischio di essere estromesso dalla politica libica stante la recente avanza del Generale Haftar. La situazione riteniamo che sia molto aleatoria appunto grazie alla conquista della base di al-Jufra: se, infatti, l’Esercito Nazionale Libico dovesse riuscire ad impossessarsi di Bani Walid il governo di Tripoli avrebbe sempre più l’acqua alla gola dal punto di vista militare, dipolomatico e sul fronte interno, dove è assolutamente importante dimostrarsi forti per avere l’appoggio delle innumerevoli tribù che compongono il tessuto sociale libico. Non sappiamo quindi quale potrebbe essere l’esito del successo dell’avanza di Haftar verso Tripoli, dato che i due contendenti, che ricordiamo sono in lotta oltre che tra di loro anche contro l’Isil, sono sostenuti da potenze globali e regionali che potrebbero non accettare una totale sconfitta dei rispettivi schieramenti. Azzardiamo quindi a profetizzare un futuro intervento armato più incisivo da parte dell’Occidente a sostegno di al-Serraj ma non volto a spazzare via le milizie di Haftar, semplicemente per cercare una divisione della Libia in sfere d’influenza così come si sta profilando per la Siria.

Paolo Mauri

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