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Roma, 4 feb – La Danimarca ha reso nota l’intenzione di volere introdurre il cosiddetto «passaporto sanitario» digitale, che documenterà l’avvenuta vaccinazione contro il Covid e consentirà, a chi ne è provvisto, di poter ritornare alla vita di prima. Lo scopo di tale documentazione sarà quello «di facilitare il rilancio della vita pubblica e aziendale» di una popolazione stremata dalle continue restrizioni a contenimento dell’epidemia di Sars-CoV-2.

Tante perplessità intorno al passaporto sanitario 

La notizia ha destato in molti fortissime perplessità. Il timore principale è che la misura possa tradursi in una limitazione dei diritti e delle facoltà degli individui, una indebita coercizione che potrebbe – per paradosso – rendere meno popolari e più invisi alla popolazione i vaccini.

In questo senso, le autorità danesi cercano di mantenere un profilo neutro, senza parlare di obblighi, ma lasciando comunque filtrare la correlazione diretta tra il passaporto sanitario e la possibilità di svolgere alcune attività. «In tre o quattro mesi, il passaporto Covid digitale sarà pronto ad essere utilizzato per cose come viaggi di lavoro», ha infatti dichiarato il ministro delle imposte Morten Bødskov, ripreso dalla TV2 danese.

Una nazione divisa

La scarsa popolarità di queste misure emerge di ora in ora dagli studi condotti dai sondaggisti. E gli esiti si riverberano sul dibattito politico. Secondo l’indagine demoscopica condotta da Epinion, ben il 48% dei danesi ritiene che il passaporto sanitario dovrebbe essere utilizzato come obbligo per entrare in ristoranti o bar. Una notevole percentuale, pari al 31%, è invece contraria a questa idea. Una percentuale con cui il mondo politico, da sempre attento per ovvie ragioni alle fluttuazioni del consenso, deve fare i conti.

Chi è favorevole e chi no

Mentre i conservatori, all’opposizione, si dicono favorevoli alla misura, nel nome di un ritorno alla normalità e di una riapertura del mondo produttivo, tra i partiti di governo filtrano le prime, profonde perplessità e divisioni. Il Partito Social Liberale ha timore che il passaporto possa divenire un pericoloso elemento di impopolarità per il vaccino stesso.

Il problema che la società danese si trova ad affrontare nella sua drammaticità è molto simile a quello degli altri Paesi. Anche in Danimarca, infatti, le varianti del virus hanno tendenzialmente sconvolto i piani e i programmi elaborati fin qui. Sul fronte vaccini, la questione si complica a causa della scarsità di dosi in tutta la Ue: fino ad oggi solo 200.000 danesi, pari a poco più del tre per cento della popolazione, sono stati sottoposti al vaccino, e di questi solo la metà ha avuto anche la seconda dose. La nazione, che consta di 5,8 milioni di abitanti, ha fatto registrare ben 200.000 casi di covid e 2.170 morti.

Cristina Gauri

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5 Commenti

  1. Ma come si fa ad essere favorevoli ad un passaporto vaccinale su un vaccino di cui si ignora completamente l’efficacia e gli effetti a lungo termine?
    Come si fa a sbandierare la presunta falsa volontà di garantire la libertà di scelta sulla vaccinazione se poi si creano le liste di proscrizione?
    Mi chiedo quando ci si svegliera’ da questo letargo mentale che favorirà solo le élite a scapito della massa.

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