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Roma, 3 nov – Una delle presenze più significative sia in Europa che a livello globale è certamente quella turca ed in particolare quella legata al movimento Hizmet che riunisce tutti i sostenitori di Fethullah Güllen, che avrebbe contribuito a fomentare il colpo di Stato – poi fallito – nel luglio del 2016 contro l’attuale premier turco Erdogan.

Hizmet fa base in Europa

Attraverso le norme che regolano l’asilo politico gli aderenti a Hizmet – noto come movimento gulenista – rifugiati in Europa sono stati 55mila tra il 2016 e il 2019. Proprio per questa ragione è difficile negare che l’Unione Europea sia diventato un vero e proprio rifugio per questo movimento perseguitato in Turchia da Erdogan. Attraverso sia l’autofinanziamento che il sostegno di numerosi imprenditori turchi Hizmet si è consolidato e ramificato in tutta Europa crescendo in modo rilevante soprattutto dopo la vittoria elettorale del Partito della giustizia e dello sviluppo nel 2002.

Il movimento si organizza attraverso una struttura ben precisa di natura gerarchica: al vertice vi è un iman che dirige il movimento, affiancato da diversi gruppi che hanno finalità distinte ma convergenti: chi promuove il dialogo interreligioso, chi l’accoglienza, chi i rapporti con le scuole e chi infine tiene i rapporti con gli imprenditori ed gli uomini di affari in generale. In modo particolare Hizmet, per quanto riguarda l’Europa, è presente in Germania, Belgio, Paesi Bassi e Francia.

Il ruolo dell’Ue

Dal punto di vista strettamente politico il parlamento europeo, ed in particolare in modo particolare il gruppo dei Verdi, ha promosso il movimento gulenista allestendo nel 2012 proprio all’interno del Parlamento una mostra fotografica per il 25º anniversario della fondazione del più importante periodico del movimento, Zaman, che prima del 2016 aveva ben dieci edizioni locali in Europa. Fra i patrocinatori di questo evento un ruolo fondamentale è stato rivestito da Daniel Cohn Bendit. Un dato particolarmente significativo è quello relativo alle modalità con le quali gli aderenti al movimento gulenista hanno trovato rifugio in Europa e in modo particolare in Grecia. Alcuni di questi sono stati costretti a versare 10mila euro a un trafficante che consente loro di attraversare il Mar Egeo per giungere in Grecia.

Al di là di questi dati è ormai accertato che il movimento sta utilizzando l’Europa – ma anche la Svezia – per attuare una campagna di propaganda politica contro l’attuale governo turco con lo scopo di screditare la politica interna ed estera della Turchia sperando di poter destabilizzare l’attuale governo turco. Insomma l’Europa non sarebbe soltanto un rifugio del movimento gulenista ma sarebbe una sorta di vero e proprio cavallo di Troia per portare avanti un movimento politico-religioso antierdoganiano nonostante numerosi siano i rapporti bilaterali in ambito economico e militare tra la Turchia e l’Ue.

Roberto Favazzo

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