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giulio regeni3Roma, 10 giu – Quando si sono alzate voci, in Italia, per protestare contro l’India a causa del suo atteggiamento nella vicenda Marò, parte della sinistra è insorta: “atteggiamento neocoloniale”, hanno detto. La vergognosa acquiescenza con cui la sinistra ha accolto l’ostruzionismo dei professori di Cambridge sul caso Regeni (le autorità accademiche che hanno diretto i lavori del giovane trucidato non hanno risposto ai pm italiani) è anch’esso sintomo di atteggiamento neocoloniale, ma al contrario: qui la colonia siamo noi. In Italia è è sempre stato più tollerato essere una colonia che averne, soprattutto a sinistra.

Dopo aver chiesto quasi che l’Italia dichiarasse guerra all’Egitto, a dir poco reticente nel far luce sulla vicenda, neanche una voce si è alzata contro la Gran Bretagna, neanche una proposta di boicottaggio, nulla. Non è che le anime belle della sinistra considerano per caso gli egiziani come un popolo di serie B rispetto ai britannici? Con i primi si può alzare la voce e con i secondi no? Non è, del resto, la prima contraddizione cui la sinistra va incontro sull’argomento. La seconda riguarda proprio l’università. Che la giunta militare egiziana ponga in essere uccisioni, trame, insabbiamenti è roba scontata per i progressisti di casa nostra. Che addirittura nel sancta sanctorum del sapere ci sia qualcuno che mette i bastoni tra le ruote della ricerca della verità è qualcosa che risulta intollerabile all’intellighenzia nostrana.

Cambridge, per giunta: una di quelle istituzioni accademiche che solleticano l’esterofilia inguaribile degli anti-italiani. Viene meno uno dei pilastri della loro visione del mondo: l’intellettuale opera sempre per il bene democratico, l’università è il luogo della trasparenza e del progresso, il sapere ha sempre una portata emancipatrice e liberante. E invece, guarda un po’, soprattutto nei Paesi anglosassoni, l’università è spesso il luogo dell’inquinamento e dell’infiltrazione. Pensiamo solo a quella Maha Abdelrahman, che di Giulio era la tutor e che ha fatto ostentatamente sapere di non voler collaborare con le autorità italiane. La stessa che ha chiesto al suo studente una ricerca “partecipata”, sul campo, e che è una collaboratrice di “Open Democracy”, il portale di George Soros che ha ben noti legami con le “rivoluzioni colorate” in mezzo mondo. Ma su questo non è elegante porsi domande: molto meglio partecipare a qualche campagna virale per Regeni organizzata da Repubblica. È così che si comportano le brave colonie.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Secondo me, la Sig.ra Abdelrahman è come minimo responsabile di un vero ed autentico lavaggio del cervello nei confronti del nostro studente…

    Mi allineo come sempre allo spirito ed alle parole dell’ articolo.

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