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Londra, 4 mag – Siamo ormai abituati a vedere come nella terra di Sua Maestà la prevenzione e la lotta alla radicalizzazione islamica è spesso portata avanti tramite provvedimenti contraddittori e che fanno discutere non poco.

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“Assistenza psicologica per ex jihadisti”

L’ultima interessante novità è rappresentata dal finanziamento da parte del Ministero degli Interni di un piano di assistenza psicologica per le famiglie e i minori che ritornano dalla Siria e dall’Iraq. Il trattamento mentale dei jihadisti di ritorno nel Regno Unito è finito sotto i riflettori dopo il caso di Shamima Begum, londinese che partì in Iraq per unirsi allo Stato Islamico nel 2015 ma 4 anni dopo, incinta del suo terzo figlio ha pregato le autorità britanniche di riportarla a casa dalla Siria. Sebbene Sajid Javid, il Ministro degli Interni, ha dichiarato che userà tutti i poteri a sua disposizione per impedire a Shamima di tornare a casa e processarla se lo farà, la realtà, secondo le fonti, è che il Ministro degli Interni ha ampiamente cercato di offrire trattamenti di salute mentale per far tornare gli jihadisti.

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Solo 40 i jihadisti perseguiti legalmente

Su 400 jihadisti che sono tornati nel Regno Unito, solo 40 sono stati perseguiti, con la grande maggioranza collocata in programmi di riabilitazione.  Il Ministero degli Interni ha rifiutato di rivelare il costo dei suoi vari progetti – che potrebbero ammontare a decine di milioni di sterline – o il numero di jihadisti sottoposti al trattamento di recupero mentale. Max Hill, revisore della legislazione sul terrorismo ha giustificato il provvedimento di reinserimento col fatto che non ci saranno prove sufficienti per perseguire tutti i rimpatriati.

E i veterani dell’esercito vengono “abbandonati”

Ancora una volta sembra quindi esserci un’attenzione alla riabilitazione,alla comprensione e all’ immedesimazione di chi ha consapevolmente scelto di lasciare un Paese che li ha accolti per fargli una guerra a tutto campo invece che una dura condanna che funga da esempio a tutti coloro che pensano di intraprendere la stessa strada. Provvedimenti come questo destano ancora più sdegno se si pensa che i veterani e i militari mandati in quelle stesse zone di guerra vengano spesso abbandonati e non indirizzati agli stessi programmi di riabilitazione mentale per i quali sono state destinate molto meno risorse. Un dato che parla da sé è costituto dai 71 suicidi nel solo 2018 tra veterani e membri dell’esercito britannico vittime di disturbi mentali da stress post-traumatico.

Francesco Susinno

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1 commento

  1. Ho letto che gli aiutano perchè c’erano terroristi manovrati dallo stato profondo che servivano per abbattere Assad e massacrare i siriani pacifici anche cristiani per creare guerre tra le diverse religioni e portare allo smembramento della Siria .E’ noto che molti gruppi di terroristi vengono utilizzati per abbattere governi sovrani non allineati senza attaccargli direttamente con eserciti nazionali data la condanna internazionale che ne seguirebbe

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