syria_refugee_campAP574760698946Beirut, 7 gen- Libano e instabilità sembrano essere i due volti indivisibili di una stessa medaglia: se da una parte il Paese è stato per secoli esempio di convivenza tra popolazioni di credi ed etnie profondamente diverse e di equilibrio religioso e confessionale, oggi appare come una polveriera pronta ad esplodere.



Estrema propaggine della guerra scoppiata in Siria il 15 marzo del 2011, per via della sua posizione , sul suo territorio si ripercuoto le conseguenze della difficile situazione politica di quest’area geografica: il governo israeliano è un forte sostenitore della destabilizzazione libanese in funzione anti iraniana e anti sciita.

Di pochi giorni fa è la notizia di alcuni scontri avvenuti al confine con la Siria nei pressi di Falatiya, sui monti al Qalamoun, tra truppe di Hezbollah e dell’esercito fedele al governo siriano contro i jihaidisti di Al Nusra. Il capo della sicurezza di Beirut, Abbas Ibrahim, dichiara inoltre l’allarme per l’ingresso di 1.000 unità dell’ISIS infiltrate in Libano.

È  fresca la decisione da parte del governo libanese di imporre delle restrizioni per quanto riguarda l’afflusso dei richiedenti asilo provenienti dalla Siria. Le stime ufficiali fornite dall’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) riguardanti il numero di profughi presenti all’interno del Paese ammontano a una cifra pari a 1 milione e 200.000 persone (senza considerare gli ingressi irregolari che avvengono attraverso i porosi confini di montagna): è un numero impressionante, considerando che si tratta di un terzo dell’intera popolazione presente in Libano. Secondo i dati della Banca Mondiale, il costo affrontato per i profughi siriani è gravato sulle casse del governo per circa 7,5 miliardi di dollari. È da tenere presente, inoltre, che da ottobre l’ONU ha ridotto del 40% le razioni alimentari destinate ai campi dove sono alloggiati i siriani.

Dato l’aumento della tensione sociale, dei prezzi delle case e della mancanza di lavoro, da oggi, per la prima volta, i siriani che vorranno recarsi in territorio libanese dovranno fornirsi di un visto (valido per un periodo limitato di tempo) in cui venga chiaramente indicato l’obiettivo dell’ingresso; tre saranno le tipologie: visto per studio, transito o lavoro (in quest’ultimo caso sarà necessaria l’indicazione del cittadino o della società referente in territorio libanese).

È questa la misura d’emergenza messa in atto dal governo del “Paese dei Cedri” per cercare di arginare e porre un freno alle forti pressioni generate non solo dalla gestione della distribuzione dell’acqua, della salvaguardia della salute, dell’igiene e dell’ambiente stesso, ma anche per il contenimento delle pressioni politiche, sociali e religiose.

Ada Oppedisano

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