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Damasco, 20 apr – L’Alto Comando dell’Esercito Siriano ha rinviato, stando a quanto riportato dall’agenzia Ahlul Bayt, l’operazione per la liberazione di Deir Ezzor, il bastione lealista che da due anni resiste, circondato da ingenti forze dell’Isis, nell’estremo est del Paese. Deir Ezzor, che dista circa 200 km da Palmira, recentemente liberata dalle forze armate di Damasco, sembrava essere il prossimo bersaglio di Assad, che proprio a Palmira aveva concentrato le sue migliori forze per preparare l’avanzata sulla città assediata. Avanzata che sarebbe stata anche un modo per separare definitivamente le forze del cosiddetto Stato Islamico, rompendo ogni collegamento fra i reparti operanti in Siria e quelli presenti sul territorio iracheno.
In pratica un de profundis per Al Baghdadi e i suoi accoliti, trincerati nella sedicente capitale, Raqqa.

Il motivo per cui i Falchi del Deserto e la Forza Pantera sono state spostate da quel fronte ad altre zone della Siria – essenzialmente nel nord ovest, nei quadranti di Aleppo e del Governatorato di Latakia – è presto detto. La rottura della tregua da parte del fronte ribelle “moderato”, ma tatticamente alleato dei Jihadisti di Al Nusra, emanazione siriana di Al Qaeda, ha costretto il governo a rafforzare i reparti già presenti in zona, per rispondere a nuovi eventuali attacchi. E’ ipotizzabile a questo punto che il quadro strategico cambi completamente, con un intensificarsi delle operazioni contro le aree occupate dai ribelli nelle provincie di Aleppo e di Idlib, per poi potersi dedicare alla battaglia finale contro l’Isis. Rimarrebbe, va detto, nella zona di Palmira, la Forza Tigre, che però avrebbe il compito di proteggere la città da eventuali colpi di coda dei miliziani dello Stato Islamico.

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Non può tuttavia non stupire la tempistica con cui il Free Syrian Army e Al Nusra – appoggiati con diverse modalità dall’Occidente e dagli stati islamici sunniti – abbiano deciso di tentare nuovamente la carta militare, dopo che avevano cercato in ogni modo di ottenere una tregua proprio nel momento in cui la pressione bellica di Damasco sembrava averli resi quasi del tutto impotenti. Se a pensar male spesso ci si azzecca, viene il dubbio che i mandanti stranieri dei ribelli antigovernativi abbiano un qualche interesse ad impedire che le forze fedeli al Presidente Assad possano eliminare dai confini nazionali la minaccia rappresentata dall’Isis, principale beneficiario di questo forzato cambio di strategia dello Stato Maggiore siriano. E potrebbe essere proprio la prospettiva di un imminente contrattacco dello Stato Islamico su Palmira la motivazione per cui la Forza Tigre – uno dei migliori reparti di Assad – è stato tenuto in quella zona. Ma se così fosse, se davvero l’azione di Al Nusra e del Free Syrian Army fosse coordinata con un nuovo attacco dell’Isis, verrebbe definitivamente a cadere la foglia di fico dei continui e forzati distinguo fra i terroristi di Al Baghdadi e i “ribelli moderati”, patrocinati dalle monarchie sunnite, dalla Turchia, e dai loro alleati occidentali.

 

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