istanbulRoma, 13 gen – L’attentatore suicida che ieri ha ucciso 10 turisti a Istanbul aveva chiesto asilo in Turchia il 5 gennaio scorso, una settimana prima dell’attacco. Lo rivelano i media locali. Un’ulteriore, tragica, beffa per la Germania, da cui provenivano i 10 turisti morti, e che già in patria si sta interrogando sulle controindicazioni di un’accoglienza senza freni e senza controlli, dato che come sappiamo anche molti dei delinquenti di Colonia erano richiedenti asilo. E il bilancio potrebbe aggravarsi: sono 11 i feriti attualmente in ospedale, di cui 9 tedeschi, 1 norvegese e 1 peruviano; tra i turisti tedeschi, 2 sono in condizioni critiche.

La notizia, tuttavia, va presa con i piedi di piombo. Sono molte, infatti, le stranezze che hanno a che fare con questo tragico fatto di sangue. A cominciare dagli arresti seguiti alla strage: si tratta di 68 altre persone sospettate di “legami con l’Isis”. Tra di loro anche tre cittadini di nazionalità russa, fermati ad Antalya, sulla costa mediterranea, mentre 15 siriani, che saranno immediatamente espulsi, e un turco, sono stati presi ad Ankara. Il maggior numero di arresti è stato eseguito a Sanliurfa, vicino al confine con la Siria, dove 21 persone sono state fermate. Altre a Kilis, sempre vicino alla frontiera, nella provincia di Mersin, ad Adana e a Dyarbakir.


La presenza di cittadini russi fra gli arrestati fa pensare, dato il recente, durissimo, scontro diplomatico fra Ankara e Mosca. I russi passati da principali nemici dell’Isis a loro complici logistici? Sarebbe clamoroso, quanto però improbabile. Putin tirato in ballo per un attentato che ha duramente colpito la Germania quando il riavvicinamento fra Berlino e Mosca vien da sempre osteggiato da ben note potenze con cui la Turchia ha un solido legame? A pensar male si fa peccato, ma come noto spesso ci si azzecca.

Giorgio Nigra

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