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BajoratManila, 2 mar – Un antico detto, attribuito a Platone, recita: “Esistono tre categorie di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare”. Manfred Fritz Bajorat, velista e avventuriero tedesco, ha incarnato fino in fondo l’essenza della citazione platonica. Partito per un giro del mondo in barca a vela, il suo yacht è stato ritrovato al largo delle coste filippine, all’altezza della provincia di Surigao del Sud, 900 chilometri a sud di Manila. All’interno Bajorat, in cabina di comando, mummificato. Non dallo stupore, dipinto piuttosto sul viso dei pescatori che l’hanno rinvenuto, quanto dalla salsedine e dal micro clima della sua cabina.

Manfred Fritz Bajorat era letteralmente mummificato, morto da chissà quanti giorni, probabilmente per un arresto cardiaco fulminante. Il tutto sarà stabilito nei prossimi giorni dall’autopsia. Non era vivo, clinicamente morto ma, essenzialmente, ancora per mare. Ha navigato a lungo dopo il decesso, probabilmente per settimane, allontanandosi sì dalla rotta, ma senza alcun danno, fosse un naufragio nella tempesta o un incagliamento sotto costa.

Il mare ha rispettato il suo ospite, l’avventuriero che ne ha solcato le onde per sentirsi vivo nella sua solitudine di acqua e sale. Materialmente il viaggio di Bajorat si è concluso in un porticciolo del sud est asiatico, in quelle isole teatro delle fantasie di Salgari, degne di Corto Maltese, selvagge al punto da ispirare a Coppola l’ambientazione ideale del Vietnam del colonnello Kurtz. Manfred Fritz è salpato verso l’ignoto, a vele spiegate, ci dicono sia morto ma a noi piace continuare a immaginarlo fra coloro che vanno per mare.

Francesco Pezzuto

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