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la cartina con le direttrici dell' attacco islamista che ha rotto l'assedio di AleppoDamasco, 7 ago – L’assedio dì Aleppo è rotto, l’anello di sicurezza che nelle settimane scorse si era chiuso attorno a migliaia di miliziani jihadisti intrappolati nel centro della seconda città siriana è spezzato. Nella notte appena trascorsa, l’offensiva lanciata dalle forze della coalizione islamista anti-Assad Jaish al-Fatah ha portato alla conquista della zona delle accademie militari di Aleppo nel distretto di Ramouse. L’esercito siriano alle prime luci dell’alba ha ripiegato lasciando via libera a massicci raid aerei russi e siriani volti a distruggere la zona nelle mani dei terroristi al fine di renderla inservibile per eventuali trasporti di rifornimenti o esfiltrazioni da e per il centro della città. Una breccia di appena due km di ampiezza ottenuta a costo di altissime perdite umane e materiali che ora i gruppi dei cosiddetti “ribelli moderati” rivendicano come una vittoria strategica, galvanizzati a tal punto da lanciare una amnistia dalla sala comando delle operazioni su Aleppo “Fatah Halab” -conquista di Aleppo in arabo ndr- a tutti coloro (soldati di siriani e alleati) che entrino in una chiesa o in una moschea o nelle loro case abbandonando le fila della coalizione antiterrorismo.



iRitirata strategica o no l’esercito siriano e i suoi alleati sul campo, Hezbollah libanesi e russi, mantengono ancora la “tenaglia” che, se riuscisse a ricongiungersi nuovamente, ri-catturerebbe le forze islamiste che occupano il centro della città. Centro della città su cui ora sorgono molti interrogativi, alimentati anche dalla disperata volontà, dimostrata dagli attacchi delle scorse ore, di rompere l’assedio e di aprire un corridoio che potrebbe servire a liberare Aleppo da tutto quello che non deve essere trovato nel caso in cui la città venisse liberata dai soldati della repubblica siriana. E’ noto, per esempio, che ad Aleppo combattono da molti mesi gruppi legati a doppio filo con la Turchia come la Brigata Siro-Turkmena, nota anche come Esercito Unito Turkmeno (dal turco: Suriye Türkmen Ordusu / Cephesi), una struttura armata composta da siriani di etnia turkmena che formano l’ala militare del dell’Assemblea turkmena in Siria e che combatte in primo luogo contro le forze armate siriane ma che si è scontrata anche, per mere questioni territoriali, contro Isis e contro le Forze democratiche siriane dei curdi del Rojava. Queste brigate sono alleate con i ribelli siriani e sono fortemente supportate dalla Turchia che elargisce finanziamenti, addestramento militare e supporto con artiglieria e con l’aviazione. Ma ad Aleppo c’è anche l’ultima vestigia di quello che fu il primo nucleo del cosiddetto Free Syrian Army, l’esercito “democratico e moderato” tanto applaudito dai politici occidentali, che nella capitale economica siriana potrebbe avere ancora ampia parte del suo comando operativo con tanto di ufficiali e depositi ora a rischio dato l’incedere dei lealisti.

un miliziano delle forze terroristiche anti assad con un missile anti aereoIn più a complicare il quadro sullo scacchiere d’Aleppo vi sarebbe la comparsa, in mano ribelle, di armamenti anti aereo spalleggiabili come sono gli FIM-92 Stinger di fabbricazione Usa, ma in uso anche alle forze armate turche, che avrebbero costretto l’aviazione russa in Siria a diramare un ordine ai piloti di non scendere sotto la quota di sicurezza dei tremilacinquecento metri e che però hanno di fatto inficiato l’uso di elicotteri d’assalto o da soccorso utilissimi in operazioni di counter-insurgency (COIN), e di supporto alle truppe a terra. Anche l’aviazione siriana paga l’apparizione di questo “aiuto misterioso” e tiene i suoi aerei a debita distanza riducendo però l’efficacia e la precisione dei bombardamenti che colpiscono la zona, ormai inesistente a livello strutturale, delle accademie militari d’Aleppo. Senza contare che questi dispositivi, molto semplici da usare, facilmente occultabili per le ridotte dimensioni, e altamente efficaci potrebbero finire sul mercato nero o ceduti a terroristi che vogliano colpire aerei civili in fase di decollo o atterraggio, magari in Europa.

Oggi la partita sulla Siria si gioca ad Aleppo sul campo e non, si gioca su tavoli segreti e con forniture fantasma che arrivano al momento giusto nelle mani dei “ribelli”, si gioca con la macchina della propaganda sempre pronta a colpire le istituzioni siriane e i loro alleati russi con accuse, per altro infondate, di stragi ed eccidi e spere pronta a dipingere i feroci tagliagole islamisti del fronte ribelle come patrioti democratici.

Nulla di nuovo sul fronte ( della politica) occidentale.

Alberto Palladino

Giovanni Feola

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