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Il vescovo Suetta in una delle sue comparsate sugli scogli di Ventimiglia

Ventimiglia, 7 ago – Avrebbe fatto sparire dalla cassa della sua cooperativa sociale due milioni di euro, ricevuti dal ministero dei Beni culturali. E’ così che, a seguito di un’inchiesta della Guardia di Finanza, il vescovo della diocesi di Venitmiglia-Sanremo è finito nel mirino della procura di Savona con le pesanti accuse di associazione per delinquere, appropriazione indebita e malversazione ai danni dello Stato.



Il vescovo in questione è Antonio Suetta, originario di Loano e posto a capo della diocesi dal gennaio 2014. In tale veste è balzato agli onori delle cronache per essere, da mesi, in prima linea nell’aiuto agli immigrati che a Ventimiglia non riesco a passare il confine con la Francia e stazionano nella città ligure. L’indagine tocca comunque un altro ambito dell’attività del monsignore e riguarda un finanziamento di due milioni di euro stanziati dal governo per l’acquisto e la ristrutturazione di palazzo Curlo-Spinola di Taggia, comune confinante con Sanremo. Il finanziamento era stato ottenuto dalla cooperativa “Il Cammino” – della quale Suetta è stato fondatore nel 1994 – per fare dell’immobile una residenza per anziani. Dove sono finiti quei soldi? Secondo l’accusa, Il Cammino, nel frattempo divenuto un consorzio di cooperative sociali, avrebbe utilizzato i fondi del ministero per appianare le proprie perdite e coprire alcune sofferenze bancarie, distraendo quindi le somme dal loro scopo originario. Indagato insieme a Suetta e con gli stessi capi d’imputazione anche Sergio Oderda, che del consorzio è l’attuale presidente.

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Non è la prima volta che la Procura tocca gli interessi delle curie liguri. L’attuale inchiesta, infatti, nasce da un filone di quella che pochi mesi fa ha visto la Caritas diocesana di Albenga finire sotto l’occhio dei magistrati per distrazione di più di un milione di euro dai fondi destinati alle adozioni a distanza e dalle somme ricevute dall’otto per mille.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. I veri preti sono morti in Spagna nel 1936 e poi in Europa nel 1945 , quei pochi rimasti non sono certo questi falsi cristiani vestiti dal don o il pagliaccio bianco di turno

  2. Complimenti per la carità CRISTIANA! Alla faccia del settimo comandamento! E Bercoglione che dice? Ah già lo ha assolto per l’amore caritatevole di Dio e dell’8 per mille

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