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Roma, 14 feb – Sarà il 2021 l’anno della definitiva intesa tra Russia e Cina? Che lo scacchiere geopolitico internazionale non sia mai stato così ‘caldo’ dai tempi del secondo dopoguerra è un dato di fatto difficilmente contestabile. L’epilogo del bipolarismo Usa-Urss non ha portato alla ‘fine della storia’, con l’egemonia assoluta dell’Occidente a guida americana, ma bensì ad un mondo multipolare dove i player con forti ambizioni sono sempre più numerosi ed agguerriti. Per questo le alleanze internazionali non sono mai state così importanti ed al tempo stesso così complicate.



Russia e Ue ai ferri corti

“Siamo pronti ad una rottura completa con l’Unione Europea nel caso introducesse sanzioni tali da danneggiare seriamente la nostra economia. Non vogliamo isolarci, ma dobbiamo essere preparati: se vuoi la pace, preparati alla guerra”. Parole di fuoco pronunciate venerdì dal Ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov. Una presa di posizione insolita per la sua durezza, raramente la diplomazia russa utilizza toni così netti, ma che non può sorprendere chiunque segua le dinamiche della politica internazionale. Le relazioni tra Russia e Unione Europea sono probabilmente ai minimi storici a causa di infiniti rinnovi delle sanzioni per Crimea e Donbass, pressioni alla Germania per bloccare il gasdotto North Stream 2 e continue interferenze nelle vicende giudiziarie del blogger Navalny.

Black Brain

La missione a Mosca del rappresentante Ue per gli affari esteri Josep Borrell è stata un fallimento totale. “Sono tornato a Bruxelles con profonde preoccupazioni per le prospettive di sviluppo della società russa e per le scelte geostrategiche della Russia. Il mio incontro con il ministro Lavrov ed i messaggi inviati dalle autorità russe durante questa visita hanno confermato che l’Europa e la Russia si stanno allontanando. Sembra che la Russia si stia progressivamente scollegando dall’Europa e consideri i valori democratici come una minaccia esistenziale”. Questo il commento ufficiale di Borrell, finito sotto accusa in Europa per il flop rimediato. Come se non bastasse ad alzare la tensione è arrivata anche l’espulsione da parte russa di tre diplomatici europei colpevoli di aver preso parte lo scorso 23 gennaio alle proteste non autorizzate organizzate dai sostenitori di Navalny.

Molto probabilmente a breve saranno varate nuove sanzioni Ue nei confronti di società russe, su spinta anche della nuova amministrazione americana. L’arrivo di Biden alla Casa Bianca ha senza dubbio contribuito a gettare benzina sul fuoco dei contrasti tra Russia e Ue. Se l’‘America First’ di Trump prevedeva un minore interesse americano verso il Vecchio Continente, la vittoria dei Democratici garantisce un ritorno al concetto di Europa come cortile di casa degli Usa.

Da parte sua la Russia sembra cominciare a stancarsi di inseguire il miraggio di una normalizzazione dei rapporti con l’Unione Europea. Anche i tentativi di fare fronte comune contro l’emergenza Covid, come l’invio di aiuti in Italia e l’offerta di fornitura del vaccino Sputnik V, sono infatti caduti nel vuoto.

Dai contrasti tra PCUS e PCC alla partnership energetica

Superati i conflitti cominciati dopo la morte di Stalin e quasi sfociati in una guerra nucleare nel 1969, le relazioni tra Russia post-sovietica e Cina sono fin da subito orientate alla cordialità. Nel 1992 l’ex-presidente russo Boris Eltsin e l’omologo cinese Jiang Zemin firmano l’accordo per stabilire un “paternariato costruttivo” tra i due paesi.

Cina e il gruppo Shangai Five

Nel 1996 si tiene il primo incontro del gruppo ‘Shangai Five’ formato da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, nato con lo scopo di mantenere rapporti di reciproca fiducia e collaborazione, soprattutto militare, in Asia Centrale. Il gruppo successivamente si espande con l’adesione anche di Uzbekistan, India e Pakistan cambiando il nome in ‘Shanghai Cooperation Organisation’ (SCO).

Il 2014 è probabilmente l’anno chiave nella storia delle moderne relazioni sino-russe. Mentre Stati Uniti ed Unione Europea favoriscono un colpo di Stato filo-occidentale in Ucraina ed impongono sanzioni alla Russia per la reazione in Crimea e Donbass, Mosca sigla uno storico accordo energetico con la Cina per un valore stimato di 400 miliardi di dollari. La Russia diventa il primo fornitore petrolifero di Pechino grazie all’ampliamento dell’oleodotto ‘Espo’ che collega i pozzi della Siberia Orientale con l’Oceano Pacifico e viene annunciata la costruzione del nuovo gasdotto ‘Power of Siberia’ capace di fornire 38 miliardi metri cubi di gas naturale all’anno alle regioni nord-orientali della Cina. La Russia reagisce al voltafaccia Occidentale volgendo lo sguardo verso Oriente.

Un’alleanza sempre più stretta ed organica

La collaborazione non si limita solo al piano energetico. Grazie ad investimenti cinesi vengono realizzate sul territorio russo numerose infrastrutture stradali e ferroviarie che agevolano le rotte terrestri della ‘Nuova Via della Seta’ da Pechino verso l’Europa. Huawei supporta la Russia nel processo di smantellamento di tutta la tecnologia americane presso gli enti governativi e collabora con l’azienda pubblica di telecomunicazioni MTS per lo sviluppo della rete 5G. Entrambi i paesi stanno lavorando ad un sistema di pagamento unificato tra il MIR russo ed il CHIPS cinese come alternativa all’Occidentale SWIFT, oltre a promuovere attivamente la cosiddetta “de-dollarizzazione”, ovvero la riduzione dell’utilizzo del dollaro come valuta di riferimento nelle transazioni internazionali (dal 2015 ad oggi le transazioni in dollari tra Russia e Cina sono scese dal 90% al 46% degli scambi totali).

Tecnologie e capitali cinesi fanno comodo a Mosca tanto quando gas e petrolio russi a Pechino.

L’alleanza tra le due superpotenze cresce anche a livello militare. Nel 2018 il 12% delle esportazioni di armi russe, soprattutto tecnologie e mezzi militari, è stato destinato alla Cina. L’edizione 2018 di ‘Vostok’, la più importante esercitazione militare russa su larga scala con oltre 300 mila soldati coinvolti, ha visto partecipare anche la Cina, prima nazione straniera non sovietica a farlo. Esercitazioni navali congiunte si tengono regolarmente nel Mar Nero, Mar Baltico, Mediterraneo, Mar Giallo, Mare Cinese Meridionale e dal 2019 i due paesi hanno cominciato a pattugliare insieme i cieli dell’Indo-Pacifico. Secondo il Ministero della Difesa alla fine del 2016 più di 3600 ufficiali cinesi erano stati addestrati presso accademie e centri militari russi.

Pechino chiama Mosca

“Il 2021 è un anno di particolare importanza per le relazioni Cina-Russia, poiché entrambi i Paesi entreranno in una nuova fase di sviluppo. Nello sviluppo della cooperazione strategica Cina-Russia, non vediamo alcun limite, nessuna zona proibita e nessun tetto a quanto questa cooperazione possa andare lontano”. Parole del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Ad inizio febbraio si è svolta una lunga ed importante conversazione telefonica tra lo stesso Wang Yi e Sergey Lavrov. Secondo la ricostruzione dell’’Institute of Russian Strategies’, in vista della scadenza del ‘Trattato di amicizia e buon vicinato’ la Cina avrebbe proposto di potenziarlo aggiungendo clausole di impegno a difendere la reciproca sicurezza. In pratica una alleanza militare vera e propria. Con la copertura di Mosca, Pechino avrebbe mano libera nel risolvere le numerose problematiche ‘interne’ aperte (Taiwan, Hong Kong, Tibet e Xinjiang). Allo stesso tempo, Mosca potrebbe godere dell’appoggio internazionale cinese su situazioni importanti come il riconoscimento della Crimea ed i conflitti in Siria e Donbass.

Il nemico del mio nemico è mio amico

Utilizzando una metafora sentimentale potremmo dire che quello tra Russia e Cina più che un grande amore è un matrimonio forzato. La partnership più naturale per Mosca sarebbe senza dubbio quella con l’Europa, alla quale è profondamente legata da motivazioni storiche, culturali e geografiche (Mosca dista meno di 2mila km da Berlino e oltre 7mila da Pechino). Anche strategicamente un’alleanza in cui la Russia fornisce materie prime e l’Europa competenze industriali e manifatturiere sarebbe naturale e vicendevolmente conveniente. Forse troppo conveniente, è per questo che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di ostacolare in ogni modo questa ipotesi, ritenendola pericolosa per la propria egemonia mondiale.

Con l’Unione Europea ostaggio delle influenze d’oltreoceano ed una Nato sempre più aggressiva, alla Russia non resta altra possibilità che guardare alla Cina, pur consapevole del rischio di ritrovarsi in condizione di inferiorità rispetto ad un Dragone in rapidissima crescita. Al contempo anche la Cina necessita di alleanze forti e stabili da quando gli Stati Uniti hanno cambiato approccio nei confronti di Pechino, passando dal dialogo al contrasto. Un cambio di paradigma inaugurato da Donald Trump ma destinato a proseguire anche con la presidenza BidenMai come stavolta calza a pennello il vecchio proverbio secondo il quale il nemico del mio nemico è mio amico.

Lorenzo Berti

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