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Mosca, 5 feb – I resti di 12 soldati ignoti italiani sono stati rinvenuti in una fossa comune di Kirov, a circa 800 chilometri da Mosca. Le salme, già rientrate in Italia, saranno tumulate nel Sacrario Militare di Cargnacco sabato 2 marzo con gli onori solenni. Nella fossa comune di Kirov vi sarebbero i resti di 1600 soldati, quasi tutti finora di impossibile identificazione.



Il ritrovamento dei corpi è opera di un lungo e duro lavoro portato avanti da una serie di associazioni di ricerca storica riunite nella sigla “Italian recovery team”. Si tratta per l’esattezza di tre associazioni: “Linea Gustav” di Cassino, il Museo della Seconda guerra mondiale di Felonica e la toscana “Linea Gotica”. Grazie a questi volontari è stato possibile riaprire una pagina ancora non del tutto scritta della nostra storia, riguardante la spedizione dell’Armir, l’Armata italiana in Russia.

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I morti furono migliaia, come migliaia furono i dispersi. “Avessimo riportato in patria anche un solo caduto, ne sarebbe valsa la pena”, ha dichiarato al Corriere della Sera Damiano Parravano , responsabile dell’associazione “Linea Gustav” , una delle tre che hanno dato vita all’Italian recovery team. “Dell’esistenza di fosse comuni in una località imprecisata nei dintorni di Kirov si è sempre sentito parlare – spiega Parravano – ma la cortina di ferro e la contrapposizione dei blocchi ha sempre impedito di compiere accertamenti in Unione Sovietica”.

Le uniformi e gli oggetti riemersi dagli scavi permettono di capire adesso se i resti appartengono a soldati tedeschi, italiani o ungheresi. Per la gran parte di loro però sarà impossibile l’identificazione. “I racconti – precisa Parravano – parlavano di militari che morivano di stenti, di freddo, di malattia durante gli interminabili viaggi in treno, di cadaveri che a decine venivano abbandonati ai margini della linea ferroviaria e che i contadini si incaricavano di seppellire alla meno peggio per evitare che diventassero fonte di epidemie”.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. buonasera io ho il ricordo della mia mamma,che dopo 30 anni aspettava ancora di rivedere suo fratello. sarebbe una grande cosa per lei sapere che uno di quei militari fosse il suo amato fratello. Ma penso non ci sia modo x riconoscimento .il nome dello zio era BELLANCA MICHELE.arrivava dalla Sicilia.

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