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Roma, 29 mag – Le sanzioni Ue, a cui l’Italia continua a non opporsi nonostante i vecchi proclami elettorali della Lega, puntano a colpire la Russia e di conseguenza danneggiano in generale l’export italiano. Un metodo visto e rivisto, utilizzato anche per altre nazioni colpevoli di non essere allineate ai diktat del libero mercato, o almeno a come il libero mercato viene promosso da coloro che poi penalizzano chi non ne accetta le regole. Ecco allora che la Russia ha deciso di rispondere con una legge in apparenza non troppo seria, ma sicuramente importante dal punto di vista simbolico.

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Il governo di Mosca ha infatti bandito i vini esteri dai brindisi di Stato. E’ in realtà l’ennesimo decreto che si aggiunge a una lunga lista di provvedimenti adottati per rispondere alle sanzioni dell’Unione Europea, ma che già sta facendo discutere. Il premier Dmitrij Medvedev ha dato ordine, firmando il decreto in questione che entrerà in vigore dal primo luglio, di non utilizzare vini di provenienza straniera agli eventi delle istituzioni statali e municipali. Vietato qualunque tipo di vino: dagli spumanti ai vini fermi, passando per dolci e fruttati.

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Svolta autarchica

Un prodotto che si aggiunge ad altri già banditi e che segna un’ulteriore svolta “autarchica”. Ovviamente i vini non russi potranno essere venduti nei negozi e in generale negli esercizi privati, ma l’obiettivo non è soltanto quello di replicare alle sanzioni europee. La Russia intende sviluppare la produzione interna di vino, da quella della Crimea a quella della regione di Krasnodar. Un modo inoltre per pubblicizzare anche all’estero i propri vini fino ad oggi poco conosciuti.

Probabilmente questa svolta non arrecherà grossi danni all’export dei nostri vini. Stando ai dati pubblicati dall’ufficio Ice di Mosca, l’Italia resta il primo Paese esportatore in Russia, davanti a Francia e Georgia. Il vino non subisce poi l’embargo Ue e anche grazie a questo rappresenta uno dei mercati emergenti più importanti e in crescita.

Eugenio Palazzini

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