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Parigi, 24 ago – Ormai è una prassi consolidata. Non importa che vinca o che perda: quando il Psg gioca una partita di un certo rilievo si assiste puntualmente alla devastazione per le vie di Parigi. Questa volta la scusa per spaccare tutto è stata la sconfitta del Paris Saint-Germain in finale di Champions League contro il Bayern Monaco, ma meno di una settimana fa le stesse scene erano seguite alla vittoria in semifinale contro il Lipsia. Ieri sera gli scontri sono iniziati subito dopo il fischio finale in prossimità dello stadio Parco dei Principi e sugli Champs-Elysées, i luoghi principali dove i tifosi si erano radunati per assistere alla partita.

Una notte di incidenti – Video

148 arresti 

Dopo i primi attacchi contro la polizia (contro gli agenti sono stati sparati anche dei fuochi d’artificio), i disordini sono andati avanti tutta la notte per le vie del centro della capitale francese. Diverse auto sono state date alle fiamme, molte le vetrine danneggiate (tra cui una gioielleria di lusso e un negozio di moda). In totale gli arresti sono stati 148. Il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha dichiarato: “Alcuni delinquenti hanno ferito 16 agenti di polizia, assaltato 12 negozi e danneggiato una quindicina di veicoli”.

La periferia multietnica che invade il centro

Mentre sui media si parla genericamente di “delinquenti”, sui social monta la rabbia contro la “racaille”, la feccia che abita le banlieue, le periferie parigine. Si tratta principalmente di immigrati di seconda e terza generazione, di origine africana e nordafricana, che invadono letteralmente il centro città in questo genere di occasioni. Da anni ormai la tifoseria del Psg è “multietnica”, anche se forse sarebbe più corretto dire che la quasi totalità dei tifosi attivi del Psg sono immigrati e figli di immigrati. Un fenomeno che è iniziato a metà degli anni ’90, quando nella curva parigina i Boulogne Boys, gruppo storicamente di “destra”, hanno perso terreno nei confronti di altre fazioni composte per l’appunto da persone di origine araba e africana.

Davide Di Stefano

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