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Roma, 24 ago – Inizia questa mattina all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma la sperimentazione sull’uomo del vaccino made in Italy contro il coronavirus. “Oggi arriverà qui il primo italiano, il primo volontario che si sottoporrà alla sperimentazione del vaccino. Sono molto soddisfatto e orgoglioso di questo”, annuncia il direttore sanitario Francesco Vaia a Uno Mattina estate su Rai1. Antonella Folgori, ad di Reithera, l’azienda che ha sviluppato il vaccino, conferma che è già stata inoculata la prima dose. In tutto sono 90 i volontari scelti su oltre 7mila che hanno presentato la candidatura. Il progetto, sviluppato dai ricercatori dello Spallanzani insieme all’azienda bio-tecnologica italiana Reithera (di proprietà svizzera), è finanziato da Regione Lazio (5 milioni) e ministero dell’Università e della ricerca (3 milioni). L’obiettivo è di riuscire ad avere il vaccino in primavera.

Ippolito (Spallanzani): “Avere un vaccino italiano significa non essere schiavi di altri Paesi”

“Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno e se siamo bravi e veloci ora, potremmo avere il vaccino entro primavera prossima in base commerciale. La previsione è questa”, ha spiegato Vaia. Dal canto suo, il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito, chiarisce che “ci vorranno almeno 24 settimane per completare la fase I di sperimentazione sull’uomo del vaccino” anti-coronavirus. “Poi passeremo alla fase II per la quale ci stiamo già preparando. Giocare sui tempi e ridurre la sperimentazione non è utile. L’Italia con questo vaccino entra da protagonista nella guerra dei vaccini, non per arrivare prima ma per arrivare meglio e mettere il Paese in un sistema di parità. Perché avere un vaccino italiano significa non essere schiavi e servi di altri Paesi che diranno ‘io prima'”. “Il nostro è un protocollo complesso è scrupoloso – sottolinea – che garantirà la massima sicurezza”.

Come funziona la sperimentazione

I volontari che ricevono tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino seguiranno un iter che li porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità, nonché lo sviluppo di eventuali effetti collaterali. La sperimentazione sarà effettuata su 90 volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del vaccino. Una parte della sperimentazione sarà effettuata nel Centro Ricerche Cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona. Se i primi risultati della fase I saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi II e III, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in Paesi dove la circolazione del virus è più attiva.

Come funziona il vaccino “cavallo di Troia”

Il vaccino GRAd-COV2, come spiega l’ad di Reithera, “viene trasportato nell’organismo dal virus del raffreddore del gorilla, disattivato, che funge da navetta, molto potente sul piano dell’induzione della risposta immunitaria. I risultati sui piccoli animali sono molto incoraggianti e andranno completati con quelli sulle scimmie”. Nello specifico, il vaccino utilizza la tecnologia del “vettore adenovirale non-replicativo”, ossia incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale funziona come una specie di “cavallo di Troia”, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane, “chiave” attraverso la quale il coronavirus riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea fa scattare la risposta del sistema immunitario contro il virus. In sostanza, una volta iniettato nelle persone, questo virus modificato provocherà la produzione di anticorpi in grado di proteggere dal virus SARS-CoV-2.

Zingaretti: “Se si arriva a vaccino, brevetto sarà dello Stato”

“Noi crediamo molto nel vaccino bene comune, per questo abbiamo voluto con lo Spallanzani e con il ministero dell’Università e della ricerca che sarà un vaccino pubblico a disposizione, a conclusione della fase di sperimentazione, di tutti coloro che ne avranno bisogno”, commenta il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Il Santo Padre ha lanciato nel mondo questo appello che anche io ho sottoscritto per il vaccino bene comune: il progetto del vaccino italiano si inserisce al cento per cento dentro questa impostazione rispetto alla proprietà del vaccino”, aggiunge il segretario del Pd, spiegando che qualora si arrivasse al vaccino la proprietà del brevetto sarà dello Stato italiano.

Adolfo Spezzaferro

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