lepen_salviniRoma, 8 dic – Il 90% delle interpretazioni lette sulla vittoria del Front national alle regionali francesi gira più o meno attorno alla stessa nebulosa di concetti: orda nera, paura, la pancia del paese, razzismo, fascismo e via delirando. L’altro 10% mostra invece una sorta di “riabilitazione” di Marine Le Pen, quasi in un tentativo di recuperare al sistema una forza potenzialmente dirompente. Un paio di articoli sul Corriere della Sera qui, un blog dell’Huffington Post là, pian piano avanza l’idea che in fondo anche la bionda leader del Fn sia una sincera democratica.

L’operazione è condotta parallelamente a una doppia strategia di isolamento: staccare Marine dal padre e da Matteo Salvini, appaiando il leader della Lega Nord e il fondatore del Front national sullo scaffale della vecchia destra, che il nuovo Fn avrebbe superato. Bel tentativo, ma le cose stanno diversamente.


Tanto per cominciare, il conflitto fra i Le Pen non va strumentalizzato. Anche prescindendo dall’aspetto freudiano della cosa, la rottura ha più una dimensione esistenziale che ideologica. Si faticherebbe, infatti, a trovare una posizione che Marine abbia inventato dal nulla: “né destra né sinistra”? Jean-Marie lo diceva da anni e fu uno dei suoi slogan nella campagna del 2002. Le posizioni anti-capitaliste e anti-americane? Il Front national è su questa linea dai primi anni ’90, dopo la sbandata reaganiana del decennio precedente. Un approccio complesso e non becero alla questione islamica? Le Pen senior raccoglieva fondi per aiutare i bambini iracheni, con ogni evidenza musulmani, già nella prima Guerra del golfo. L’apertura ai gay? La famiglia Le Pen è da sempre libertaria e priva di pruriti puritani, patriarca compreso.

Nessuna rivoluzione copernicana nell’ideologia del partito, quindi. La differenza è di approccio generale, di comunicazione, di rapporti col nemico e con l’amico, non di programmi o identità profonda del movimento. Del resto sappiamo che i contatti per cercare una soluzione politica della rottura proseguono. E Marion, pure allineatissima sulla direttrice della zia, non ha forse citato Jean-Marie nel suo discorso di chiusura di campagna elettorale, strappando applausi a scena aperta? Insomma, speculare eccessivamente sulla lite familiare non aiuta l’analisi.

Men che meno ha senso fare di Salvini il Jean-Marie Le Pen italiano. Fra l’ex parà veterano di guerra e il leader post-ideologico leghista le somiglianze sono davvero ridotte al lumicino. E, in ogni caso, sul carro del vincitore lepenista, Salvini non ci è salito alla chetichella, ma è stato invitato da Marine in persona. Pretendere il contrario significa voler essere più marinisti di Marine e voler insegnare il Front national alla sua leader.

Il punto è se, come alcune scelte italiane suggeriscono, Salvini stesso voglia semmai scendere da questo carro e salire su quello del Ppe. Ma, in tal caso, il “tradimento” dell’alleanza sovranista avverrebbe “verso il centro”, non “verso destra”. Giusto, quindi – lo abbiamo fatto anche noi – evidenziare le differenze di prospettiva tra il Front national e la possibile deriva “centrodestrista” della Lega. Ma basta giochi delle tre carte: con l’avanzata del Front national bisogna fare i conti seriamente, non leggerla alla luce delle beghe di casa nostra.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. quasi tutti i comuni francesi al confine del piemonte hanno confermato il f.national come primo partito,,
    da mentone a tenda a sospel ,modane,chambery,annecy,chamonix, valanga lepenista.
    anche nella confinante svizzera a martigny e sion e nel ticino truppe di destra estrema hanno stravinto nelle recenti elezioni.
    per non parlare della carinzia…
    in piemonte invece recenti sondaggi danno vincenti il pd–e i grillini.
    aiutatemi a capire…..
    grazie roberto

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