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Roma, 20 lug – Santa Sofia è di nuovo una moschea, come voluto fortemente dal “sultano” Erdogan. Una decisione discutibile e che soprattutto ha generato una ridda di polemiche, non solo in Europa e tra i cristiani. Su questo giornale abbiamo analizzato la scelta unilaterale turca, controversa ma legittima se valutata da un punto di vista strettamente legato alla sovranità territoriale. Eppure al contempo uno schiaffo alla laicità di una nazione che da qualche anno si è incamminata sul sentiero del radicalismo religioso.

E nonostante gli appelli Ue e soprattutto di Vladimir Putin, preoccupato per questa deriva anche perché incalzato sul tema dal Patriarcato ortodosso russo, adesso le icone cristiane dell’ex cattedrale di Istanbul saranno coperte da tende durante la preghiera islamica che si svolgerà il prossimo venerdì.  Ad annunciarlo, durante un’intervista televisiva, è stato Ibrahim Kalin, portavoce di Erdogan. Kalin ha fatto sapere che in ogni caso è stato escluso l’impiego di luci laser oscuranti, modalità ipotizzata da qualche giorno sui media turchi, e ha assicurato che “non ci saranno danni ai mosaici, alle icone, al patrimonio storico e all’architettura dell’edificio”. Simboli e immagini cristiane verranno dunque semplicemente coperti, in un modo sulla carta non invasivo.

Erdogan non è uno sciocco

Tutto prevedibile e comunque comprensibile anche in un’ottica turca. Erdogan è pericoloso per molti versi ma non è uno sciocco e ha già portato a casa i risultati a cui puntava: ergersi a leader di una parte della galassia musulmana, strizzare l’occhio alle frange più radicali dell’islam neo-ottomano e mostrarsi capace di compiere qualunque gesto in casa propria (esacerbando conflitti in casa di altri) senza sottostare ai diktat esterni. Viceversa il “sultano” non è interessato a deturpare un sublime monumento, infliggendo una ferita insanabile a milioni di cristiani e in generale agli amanti dell’arte, perché lo porrebbe in una posizione oltremodo scomoda nelle relazioni internazionali. Sarebbe poi, ovviamente, un boomerang per il turismo in Turchia.

Non mancano comunque le cassandre che evocano un progressivo smantellamento dell’identità di Santa Sofia. Intanto però l’unica certezza è la “trasformazione” dell’edificio da museo a moschea, con migliaia di fedeli attesi venerdì prossimo nella piazza antistante di Sultanahmet. Il portavoce di Erdogan ha specificato che anche in quell’occasione, causa emergenza coronavirus, tutti dovranno rispettare il distanziamento sociale e l’accesso a Santa Sofia sarà limitato. Quisquilie temporanee.

Eugenio Palazzini

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