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Roma, 7 giu – “L’Italia deve farsi rispettare a Bruxelles sul fronte delle sanzioni contro la Russia. Al contempo deve farsi promotrice di incontri multilaterali tra camere di commercio, reti di imprese, istituti di credito dei diversi Paesi Ue, per spingere i governi nazionali verso la mitigazione, se non l’abolizione delle sanzioni contro Mosca“. Ne è convinto Tiberio Graziani, esperto di geopolitica, presidente dell’Istituto internazionale di analisi globaliVision&Global Trends“, già presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), il quale ci spiega che la nostra nazione, anche sul fronte dei dazi incrociati con gli Usa, deve “fare leva sul fatto che siamo uno dei principali Paesi manifatturieri a livello globale, soprattutto siamo il secondo in Europa, dopo la Germania“.
Nato e Usa hanno detto all’Italia che possiamo dialogare con la Russia, ma che le sanzioni sono importanti e devono essere mantenute. Che cosa può fare il governo giallo-verde per accontentare tutti?
Innanzi tutto occorre sottolineare che con le loro dichiarazioni i vertici della Nato e dell’amministrazione Trump hanno ribadito, ancora una volta, il ruolo egemone che esercitano sull’intero sistema occidentale di cui l’Italia è innaturalmente parte costituente, nei particolari ambiti della sicurezza e della politica internazionale. Il nuovo governo, bisogna riconoscerlo, ha posto il problema delle sanzioni in modo energico, esprimendo in tal modo la sofferenza economica che ormai da quattro anni affligge il nostro sistema industriale, in particolare le Pmi, con effetti, in taluni casi, devastanti per molte famiglie. Il governo Conte, per portare avanti con successo quanto ha dichiarato in merito all’abolizione delle sanzioni alla Russia, dovrà farsi guida, in Europa, del fronte dei Paesi che economicamente e finanziariamente hanno più hanno sofferto. Ma lo dovrà fare in modo intelligente ed articolato, promuovendo incontri multilaterali tra i portatori di interessi dei diversi Paesi dell’Ue, quali ad esempio, camere di commercio, reti di imprese, istituti di credito. L’attivazione dal basso dei cosiddetti stakeholders nei diversi Paesi dell’Ue avrebbe l’effetto di spingere i propri governi nazionali verso la mitigazione, se non l’abolizione delle sanzioni.
Soros ha attaccato Salvini. Significa che qualcosa della politica estera giallo-verde può davvero preoccupare chi vuole mantenere certi equilibri?
L’attacco di Soros è stato selettivo; non è stato fatto contro il governo Conte, bensì contro Salvini. Penso che Soros sia preoccupato delle intese che intercorrono tra il segretario della Lega e ministro dell’Interno Salvini e il capo di Fidesz e primo ministro dell’Ungheria Orban. A ciò bisogna aggiungere anche le convergenza tra Lega e Fratelli d’Italia in merito alla questione dei finanziamenti alle Ong.
Le associazioni d’impresa italiane da mesi lamentano il danno enorme dovuto alle sanzioni imposte dalla Ue. Ora ci sono anche i dazi e le contromisure nei confronti dell’amministrazione Trump: l’Italia può uscire gravemente danneggiata sul fronte dell’export, a meno che non alzi la voce a Bruxelles?
L’Italia è già gravemente danneggiata da ormai quattro anni. Ora, con la questione dei dazi la situazione si aggraverà ulteriormente, se non vengono adottate misure immediate. Il governo Conte dovrà imporre il punto di vista dell’Italia, facendo leva sul fatto che l’Italia è uno dei principali Paesi manifatturieri dell’intero globo, soprattutto il secondo in Europa dopo la Germania.
Adolfo Spezzaferro



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